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30 apr 2022

Il Vate e Tazio, la turbocoppia che impaurì il Duce

L’incontro al Vittoriale tra D’Annunzio e Nuvolari 90 anni fa. Mussolini non lo voleva e smosse il gerarca Arpinati, l’informativa al senatore Agnelli

30 apr 2022
riccardo jannello
Magazine

di Riccardo Jannello

Il Mantovano Volante correva con appeso al collo il portafortuna che il Vate gli aveva regalato il 28 aprile 1932 in un incontro al Vittoriale che è stato rievocato dopo novant’anni. Era una tartaruga d’oro, ma Gabriele d’Annunzio non voleva essere sprezzante nei confronti di Tazio Nuvolari, tutt’altro: "All’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento", fu la dedica dello scrittore pescarese e il campione di moto e auto da corsa da quel giorno non se ne allontanò più, ricamando la tartaruga sui suoi proverbiali maglioni, incidendola sulla fusoliera del suo aereo e, appunto, appendendola a una collanina per averla sempre con sé. Ma quell’incontro così desiderato fra due uomini uniti dalla passione per le corse e per le sfide risultò se non indigesto almeno preoccupante per Benito Mussolini tanto che il Duce chiese un’informativa dettagliata al sottosegretario Leandro Arpinati, gerarca e presidente del Coni, documento finito anche sulla scrivania del senatore Giovanni Agnelli, il presidente della Fiat. Lo ha rivelato Ivan Drogo Inglese, presidente degli Stati Generali del Patrimonio Italiano intervendo alla cerimonia di Gardone Riviera.

"D’Annunzio – spiega Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale e padrone di casa dell’incontro – era un vigilato speciale perenne, lo seguivano ovunque, le sue idee non tenevano tranquilli i gerarchi. Nuvolari era popolarissimo per cui l’incontro fra questi due signori dal carattere assai fumantino necessariamente attirò l’attenzione del regime. Ma non c’erano motivi speciali, se non il timore che facessero dichiarazioni esplosive, dicessero cose che non erano proprio vicine a Mussolini. In realtà, però, nessuno dei due ne aveva intenzione. Quell’incontro era dovuto solo alla reciproca ammirazione. Oltre che per i motori e la velocità spaventava il fatto che avessero in comune il gusto per le sfide e la vittoria, e su questo punto il Duce era estremamente attento a non farsi sfuggire il merito dei molti successi dell’epoca".

Non c’erano solo le gare motoristiche di "Nivola", altro soprannome del corridore mantovano di Castel d’Ario, che all’epoca dell’incontro aveva 40 anni, a fare stringere la mascella al Duce: ma le trasvolate di Balbo, i primati del Rex, i copiosi record di volo, Carnera campione del mondo e nel 1930 il primo dei due titoli conquistati dalla Nazionale di calcio: Mussolini non poteva perdere il suo prestigio per una possibile unione d’intenti fra il più veloce sulle strade e il più veloce in ingegno, Nuvolari e d’Annunzio, il primo che continuava a vincere, il secondo che pur sessantanovenne era ancora un esempio di virilità e patriottismo, con ascendenza su multitudini di persone. E ad Arpinati sembra non fosse piaciuto il regalo del Vate al Mantovano Volante: perché una tartaruga simbolo di lentezza e non un giaguaro in corsa, espressione ben più efficace della voglia di vittoria che il regime aveva? Mentre il coinvolgimento di Agnelli nel’informativa stava sicuramente in un progetto di marketing e commercio e anche nella polemica che d’Annunzio aveva avuto col Senatore disquisendo se il sostantivo automobile fosse da declinare al maschile o al femminile. In uno scambio epistolare lo scrittore spiegò che "la sinuosità dell’automobile facesse propendere per la sua femminilità e quindi la automobile, anche se allo stesso tempo non avesse la sua perfetta obbedienza".

In quel 28 aprile 1932 d’Annunzio e Nuvolari – accompagnato dal dirigente dell’Alfa Romeo Prospero Gianferrari – camminarono a lungo, visitarono le sale e la collezione di auto del Vate: l’Alfa Romeo 6C 1300 turbo "Soffio di Satana", la Fiat Tipo 4 e l’Isotta Fraschini 8B. Un incontro che "lasciò entrambi felici".

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