Alessandro Aleotti, ovvero J-Ax
Alessandro Aleotti, ovvero J-Ax
Fabio Concato e Biagio Antonacci possono tirare un sospiro di sollievo. Il significato della definizione "cantautore milanese" spesa da J-Ax per presentare la sua ultima fatica discografica SurreAle non va oltre il peso specifico delle singole parole usate nel comunicato. "Sono di Milano e canto quello che scrivo, punto" (r)assicura Ax, al secolo Alessandro Aleotti parlando di questo progetto figlio della pandemia. "Inizialmente avevamo pensato ad una semplice ripubblicazione dell’ultimo album ReAle impreziosita da 3-4 inediti" spiega Aleotti, 49 anni, tornato in radio ad inizio estate con Salsa, il reggaeton assieme a Jake La Furia prodotto da Takagi & Ketra. "Il secondo lockdown, però, mi ha lasciato molto più tempo di quanto pensassi e me ne sono venuti dieci, quindi un album intero intitolato Surreale per i...

Fabio Concato e Biagio Antonacci possono tirare un sospiro di sollievo. Il significato della definizione "cantautore milanese" spesa da J-Ax per presentare la sua ultima fatica discografica SurreAle non va oltre il peso specifico delle singole parole usate nel comunicato. "Sono di Milano e canto quello che scrivo, punto" (r)assicura Ax, al secolo Alessandro Aleotti parlando di questo progetto figlio della pandemia. "Inizialmente avevamo pensato ad una semplice ripubblicazione dell’ultimo album ReAle impreziosita da 3-4 inediti" spiega Aleotti, 49 anni, tornato in radio ad inizio estate con Salsa, il reggaeton assieme a Jake La Furia prodotto da Takagi & Ketra. "Il secondo lockdown, però, mi ha lasciato molto più tempo di quanto pensassi e me ne sono venuti dieci, quindi un album intero intitolato Surreale per i riferimenti al periodo che abbiamo vissuto (e stiamo vivendo) coinvolgendo pure Francesco Sarcina de Le Vibrazioni, Ermal Meta e Federica Abbate".

Ma in circolazione c’è pure un terzo disco.

"S’intitola Uncool and proud e lo considero un album di punk senile perché tratta argomenti da vecchio, quale sono, ma con attitudine punk. A firmarlo è il mio alter ego J-Axonville. Inizialmente l’ho fatto girare solo nei telefonini di amici e addetti ai lavori, poi, davanti al milione di streaming su Soundcloud, ho pensato di stamparlo in vinile e di darlo in regalo a chi acquista o streamma Surreale".

Cosa aggiunge questo nuovo capitolo alla sua discografia?

"Ho sempre l’illusione di scrivere senza filtri, ma poi mi accorgo di averne comunque perché sento la responsabilità di quel che sto facendo. Trattandosi di una ripubblicazione espansa, invece, per Surreale ho sentito meno vincoli. Tant’è che non l’ho inciso con l’idea di fare un album, ma una collezione di canzoni diverse accomunate unicamente dalla mia voce. Le mie preferite sono forse le più grevi: Amo l’odio e I film di Truffaut".

Perché ce l’ha con i film di Truffaut?

"Non ce l’ho con Truffaut ma con chi, in questo mestiere, cita riferimenti culturali alti per giustificare i propri flop, lasciando intendere che la scarsa fortuna di quel che fa è da imputare all’ignoranza della gente e non alla debolezza delle canzoni".

Dice che l’esperienza del Covid l’ha cambiata. Perché?

"Ho dovuto accantonare J-Ax e mostrarmi forte con mio figlio per non fargli sentire il peso della mamma malata. Poi, lo scorso aprile, è toccato a me e ho pensato di morire. Mi hanno diagnosticato il Covid lo stesso giorno in cui ho vinto il disco di platino e invece di pensare alle classifiche mi sono sorpreso a pregare. Quando sei squassato dalla paura a qualcuno ti rivolgi e io che credo in Dio ma non nelle religioni organizzate, mi sono rivolto in alto".

Conseguenze?

"Su certe questioni ho perso la pazienza di dialogare con chi la pensa diversamente da me. E oggi, dopo quello che abbiamo passato in famiglia, sentire qualcuno dire ‘il Covid è tutta una bufala’ scatena seduta stante la Meloni che è in me".

Spiazzato dal concerto di protesta organizzato da Salmo ad Olbia?

"Come qualsiasi persona di senno, non posso che essere completamente d’accordo con Fedez e con tutti gli altri che si sono risentiti per quanto accaduto. Senza nulla togliere al suo essere artista, Salmo su questa faccenda ha sbagliato di grosso. Posso capire la rabbia, perché è facile per un artista sentirsi preso in giro dalle restrizioni rigidissime che gravano sui concerti mentre in certi luoghi, sul lungomare o sulla spiaggia ci si può accalcare allegramente, ma so anche che la rabbia può spingerti a reazioni sbagliate"

De Gregori ha preso le parti di Salmo.

"Beh, al tempo disse pure che gli piacevano gli Articolo 31".

In autunno torna alla conduzione di All together now.

"Sì, ma non da solo. Dopo l’esperienza di Sorci verdi, sei anni fa, ho capito che il mio ruolo in tv è quello di spalla e non del titolare. In quella circostanza, infatti, i sorci verdi li vidi io prendendomi un mezzo esaurimento nervoso. Da quello show sono usciti Rovazzi, Le Coliche, Michela Giraud, e perfino Valerio Lundini che figurava tra gli autori… ha portato bene a tutti tranne che a me".