Il gioiello rinvenuto nella grotta di Stajnia in Polonia © Antonino Vazzana - BONES Lab
Il gioiello rinvenuto nella grotta di Stajnia in Polonia © Antonino Vazzana - BONES Lab
di Francesco Moroni Non è soltanto il più antico gioiello decorato rinvenuto in Eurasia, come se già di per sé non fosse una scoperta eccezionale. Il ciondolo d’avorio ricoperto da 50 puntini, allineati in una figura circolare, apre infatti la strada a un nuovo mondo: per la prima volta, si attesta la presenza circa 41.500 anni fa dell’Homo sapiens in Polonia. Lì, dove si pensava in quel momento storico ci fosse soltanto un’enorme, infinita distesa di ghiaccio. Il reperto è stato riportato alla luce da un gruppo di ricerca guidato da alcuni studiosi dell’Università di Bologna – insieme all’istituto tedesco Max Planck per l’Evoluzione umana, l’Università di Wrocław (Polonia) e l’Istituto di Sistematica ed evoluzione degli animali dell’Accademia polacca delle scienze – e, in sostanza, retrodata di duemila anni lo sviluppo di...

di Francesco Moroni

Non è soltanto il più antico gioiello decorato rinvenuto in Eurasia, come se già di per sé non fosse una scoperta eccezionale. Il ciondolo d’avorio ricoperto da 50 puntini, allineati in una figura circolare, apre infatti la strada a un nuovo mondo: per la prima volta, si attesta la presenza circa 41.500 anni fa dell’Homo sapiens in Polonia. Lì, dove si pensava in quel momento storico ci fosse soltanto un’enorme, infinita distesa di ghiaccio.

Il reperto è stato riportato alla luce da un gruppo di ricerca guidato da alcuni studiosi dell’Università di Bologna – insieme all’istituto tedesco Max Planck per l’Evoluzione umana, l’Università di Wrocław (Polonia) e l’Istituto di Sistematica ed evoluzione degli animali dell’Accademia polacca delle scienze – e, in sostanza, retrodata di duemila anni lo sviluppo di questo tipo di decorazione da parte dei primi Homo sapiens arrivati in Europa.

"È il ‘decorato’ che fa la differenze nella scoperta – racconta Sahra Talamo, coordinatrice dello studio e direttrice del laboratorio di radiocarbonio ‘Bravho’ per il dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna –. L’allineamento di puntini, infatti, compare già in alcuni ornamenti ritrovati nella Francia sud-occidentale e in alcune figurine in Germania: la maggior parte di questi ornamenti, però, sono stati scoperti durante scavi archeologici realizzati nei primi del ‘900, quindi le loro attribuzioni cronologiche sono rimaste imprecise. Questa incertezza fa sì che la ricostruzione cronologica della comparsa e della diffusione dell’arte mobiliare e degli ornamenti in Europa rimanga ancora oggi fortemente discussa e irrisolta. Ora, tutto viene rimesso in discussione".

Il ciondolo è stato scoperto nel 2010 nella grotta di Stajnia, in Polonia, durante le indagini archeologiche dirette da Mikołaj Urbanowski (co-autore dell’articolo). Le tracce indicano come la grotta fu occupata sia dai Neandertaliani, che dai Sapiens, ma solo per visite sporadiche: è proprio durante una di queste visite, forse una spedizione di caccia nel vicino altopiano di Cracovia-Częstochowa, che il ciondolo si ruppe e fu abbandonato nella grotta. Per la gioia degli archeologi che, oltre quarantamila anni più tardi, lo hanno riportato alla luce.

"Questo studio dimostra come, utilizzando i più recenti progressi del metodo del radiocarbonio, sia possibile ridurre al minimo la quantità di materiale da campionare e ottenere ugualmente date molto precise. E con un intervallo di errore molto piccolo", prosegue Talamo. Non solo: "Molti affermano come, in realtà, la datazione riguardi soltanto la scomparsa del mammut, con le cui ossa l’Homo sapiens ha realizzato il gioiello – continua la ricercatrice –. Eppure, la datazione non riporta con certezza soltanto l’ultimo periodo di vita dell’animale, ma anche il momento della realizzazione del reperto stesso: per lavorare le ossa in quel modo, infatti, l’animale doveva essere morto al massimo da pochi mesi. Non parliamo certo di migliaia di anni, altrimenti si sarebbero sgretolate e deteriorate".

Assieme alla datazione al radiocarbonio, il ciondolo è stato analizzato anche con metodologie digitali, a partire da scansioni micro-tomografiche dei reperti. "Attraverso tecniche di modellazione 3D – aggiunge Stefano Benazzi, co-autore dell’articolo e direttore del laboratorio di Osteoarcheologia e Paleoantropologia dell’Università di Bologna – i reperti sono stati ricostruiti virtualmente e il ciondolo opportunamente restaurato, permettendo al contempo di effettuare misurazioni di dettaglio e supportare la descrizione delle decorazioni".

"L’età del ciondolo in avorio, finalmente, dimostra come la migrazione dei Sapiens in Polonia sia antica quanto quelle in Europa centrale e occidentale – conferma ancora Andrea Picin dell’Istituto Max Planck per l’Evoluzione Umana di Lipsia –. Un importante risultato che cambierà le nostre prospettive sull’adattabilità di questi primi gruppi di Sapiens, mettendo in discussione il modello monocentrico di diffusione dell’innovazione artistica nell’Aurignaziano".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports con il titolo: A 41,500 year‑old decorated ivory pendant from Stajnia Cave (Poland).