Fabio e Fabrizio Frizzi: i due fratelli sono sempre stati molto uniti e il libro di Fabio è dedicato alla memoria di Fabrizio
Fabio e Fabrizio Frizzi: i due fratelli sono sempre stati molto uniti e il libro di Fabio è dedicato alla memoria di Fabrizio

Quando i settanta si avvicinano e il tempo del lockdown concede tanto tempo per pensare e riflettere, fare un bilancio della propria vita, del primo mezzo secolo di carriera, di gioie e dolori che hanno costellato un’esistenza, è parso a Fabio Frizzi quasi un obbligo, così come trasferire su un foglio questo flusso di coscienza che nel suo caso si è trasformato nelle 400 pagine di ‘Backstage di un compositore’, uscito per Graphofeel.

La prima cosa che colpisce è la dedica a suo fratello minore Fabrizio, perso prematuramente due anni fa...

"Sono rimasto l’unico Frizzi maschio della famiglia e mi sento addosso un aumentato senso di responsabilità artistica e umana. Fabrizio è una mancanza che non si può digerire, ma è, come mio padre Fulvio, grande uomo di cinema, protagonista assoluto di questo libro. La sua presenza, peraltro, resta forte al mio fianco, mi sembra sempre di portarmelo accanto, come si fossero ribaltati i ruoli. Lui, più piccolo, ha assunto adesso una sorta di funzione protettiva nei miei confronti e verso la progettualità che esprimo".

Fabrizio, però, ha un po’ svicolato dalla tradizione di cinefilia della famiglia...

"Beh, il cinema italiano che ha visto nostro padre celebrato produttore e distributore, ha perso nel tempo un po’ della sua nobiltà, così quando Fabrizio sfondò in televisione, quel mezzo finì per conquistarci tutti, papà compreso. E Fabrizio ammaliò l’Italia con l’innata naturalezza che lo rendeva padrone di casa ideale del Teatro Delle Vittorie, come degli altri grandi studi da cui trasmetteva. Di tutti noi è stato quello che ha avuto il palco più vasto e l’ha saputo gestire egregiamente".

Quale sua lezione resta indelebile?

"Incarnava quelli che si definiscono i valori, si percepivano le emozioni autentiche che provava, sapeva tracciare la buona strada".

Sulla sua personale ha incontrato anche Gigi Proietti per il quale ha scritto la colonna sonora di ‘Febbre da cavallo’...

"Anche lui era una persona perbene di cui mi resta dentro un aneddoto. Durante una cena di beneficenza mi vide arrivare e, salutandomi, intonò il ritmo vocale della colonna sonora che composi per il suo film. Era così, grande interprete del proprio ruolo, ma anche persona semplice".

Il libro è una lunga galleria di incontri. Quali sono quelli che l’hanno segnata maggiormente?

"Citerei il regista Vittori Sindoni, con cui tanto ho lavorato ma col quale abbiamo in animo di trasformare in film o miniserie una mia vecchia messinscena di ‘Biancaneve’. Dodici anni fa adattai un saggio di fine anno della classe di mia figlia Caterina trasformandolo in una commedia musicale che arrivò persino al Sistina col titolo di ‘Prove generali’ di cui avevo scritto musiche, canzoni e testi. Vittorio non lo vide, ma qualche tempo fa me ne ha chiesto il copione. E ora gli è venuta l’idea di riproporlo".

Chi altri?

"Alberto Sordi, amico fraterno di mio padre. Una volta, era il 1978, accettò di venire mio ospite in una piccola radio dove conducevo ‘Indovina chi viene dopo cena’ e si presentò con una cartelletta dicendo: ‘Ho portato tutta la mia storia radiofonica’. Fino a mezzanotte trasmise gli sketch dei Compagnucci della Parrocchietta".

Dopo anni chiuso negli studi di registrazione, ha scoperto una recente passione per l’esibizione in pubblico...

"Negli ultimi 5-6 anni avrò tenuto dai 55 ai 60 concerti nel Nordeuropa e solo quattro settimane fa a Padova, con Vincenzo Mollica, abbiamo replicato per l’ultima volta ‘Prima che mi dimentichi tutto’, divagazioni in parole e musica, che dovrebbero preludere a un’altra grande produzione l’anno prossimo".

Di cosa si tratta?

"Nell’ultimo triennio sono stato in tournèe con ‘Frizzi to Fulci’. Lucio è stato un regista cult per il genere horror, idolatrato Oltreoceano. Di ‘Zombie 2’ ho eseguito dal vivo la colonna sonora sullo scorrimento muto delle immagini proiettate sul grande schermo. Adesso sto facendo lo stesso con ‘...e tu vivrai nel terrore! - L’aldilà’, solo che il gioco stavolta è ancora più folle perché non avendo a disposizione una copia senza sonoro, mi è venuta l’idea di scrivere sul film musicato, in una logica di sovrapposizione del tutto inedita".