Poetica e irriverente, tenera e ribelle, audace e timida, coraggiosa e ironica. Pirotecnica Vivienne Westwood, per tutti la Regina del Punk nella moda e non solo, creatrice massima di trasgressioni e di fogge ultraromantiche, amica delle donne e degli uomini che da sempre ama vestire perché prima di tutto si sentano individui: pioniera di un sistema etico del fashion, attivista sul fronte del cambiamento climatico e per i diritti umani.

Fantastica Vivienne, i capelli rossi (ora bianchissimi) e la pelle candida, che l’8 aprile compirà 80 anni di grazia e di bravura somma, di simpatia e di positiva “pazzia” dello stile. Unica come persona e come stilista, maestra indiscussa di generazioni di creativi. L’ammirazione la segue fin dagli inizi della sua carriera, nei primissimi anni Settanta quando incontra un genio come Malcom McLaren col quale per anni forma un coppia strepitosa. Lui promuove i Sex Pistols e lei, Vivienne, icona di ogni look punk, nel negozio che aprono al 403 di King’s Road, indirizzo cult londinese. Spilloni e frange, cinturoni e quell’ossessione del nero ne faranno la regina di ogni tendenza punk, tutto molto fetish, tutto molto hard. E lei sempre serafica, sorridente, quasi ingenua con quei vestiti sexy e nudi, fino al 1981 e alla prima sfilata a Parigi con uno dei suoi temi preferiti, quello dei Pirati. Della ragazza nata nel Derbyshare in una famiglia di artigiani non è rimasto nulla, se non il cuore e l’amore pazzo per il suo lavoro nella moda. Un lavoro che la Westwood ha sempre tenuto molto in considerazione proprio per la valenza artigiana, per la specializzazione nel taglio, per la qualità dei tessuti inglesi al maschile drappeggiati sui corpi delle donne. E poi quei corsetti, molto Settecenteschi, che solo lei sa fare tanto belli e tanto sexy, decorati come le stanze di una corte europea, tra stucchi dorati e putti danzanti, i seni scolpiti, la vita strettissima, quel glamour esplosivo tutto tipicamente Westwood. E poi via via, la maglieria trasparente e fluida, le scarpe con le zeppe enormi che ricordano quelle delle cortigiane, i pantaloni impeccabili con spacchi irriverenti per lei e per lui, le giacche che sembrano uscite da una sartoria di Savile Row. E invece tutti fatti in Italia, molti a Prato dallo Studio Cataldi, dalle amiche e partners produttive di Vivienne, Rosita Cataldi e l’indimenticabile Paola Iacopucci. Nel team imprenditoriale e commerciale da sempre c’è Carlo D’Amario, difensore strenuo della verità del marchio. Dal ’92 la stilista inglese si lega all’allievo viennese Andreas Kronthaler, di 25 anni più giovane, lo sposa e con lui fonda una nuova realtà che vede lui prima assistente e poi, sempre più bravo, stilista sotto l’occhio vigile di lei. Le ultime passerelle portano la firma di entrambi anche se Vivienne tiene molto all’emancipazione creativa, ormai matura, del suo Andreas. E anche in questa genesosità Dame Vivienne Westwood è unica al mondo. La Regina Elisabetta II l’ha voluta eleggere a questo prestigioso ruolo nobiliare dal 2006, onorificenza che certo l’ha riempita di orgoglio. Meritatissima anche per quella forsennata ricerca di eleganza moderna che affonda le radici nella cultura inglese ed europea.

Ora il prossimo 8 aprile spegnerà 80 candeline, e ce la immaginiamo con la cresta punk dei suoi capelli bianchi, un vezzoso corsetto e la gonna tutta di crinoline. Ai piedi scarpe immaginifiche, il rossetto scarlatto e le gote incipriate. Auguri Dame Vivienne.