John David Washington, 37 anni, in “Beckett“ di Ferdinando Cito Filomarino
John David Washington, 37 anni, in “Beckett“ di Ferdinando Cito Filomarino
Atletico e serioso, John David “Tenet“ Washington ha lasciato una quasi carriera nel football americano ai tempi del college per fare bene il figlio di Denzel, ovvero continuare a difendere nel cinema i diritti degli afroamericani, la costituzione, la giustizia. E il film d’azione, merce richiesta e pagata a peso d’oro a Hollywood. Dunque, sì a Spike Lee per il detective infiltrato tra le Pantere Nere di BlaKkKlansman, ma anche un exploit planetario come corridore del tempo nell’apocalittico Tenet di Christopher Nolan, e sì alla caccia all’uomo di Beckett, thriller con background politico diretto dall’italiano Ferdinando Cito Filomarino, nipote di Luchino Visconti, e prodotto da Luca Guadagnino per Netflix, apertura ieri della 74ª edizione del Festival di...

Atletico e serioso, John David “Tenet“ Washington ha lasciato una quasi carriera nel football americano ai tempi del college per fare bene il figlio di Denzel, ovvero continuare a difendere nel cinema i diritti degli afroamericani, la costituzione, la giustizia. E il film d’azione, merce richiesta e pagata a peso d’oro a Hollywood. Dunque, sì a Spike Lee per il detective infiltrato tra le Pantere Nere di BlaKkKlansman, ma anche un exploit planetario come corridore del tempo nell’apocalittico Tenet di Christopher Nolan, e sì alla caccia all’uomo di Beckett, thriller con background politico diretto dall’italiano Ferdinando Cito Filomarino, nipote di Luchino Visconti, e prodotto da Luca Guadagnino per Netflix, apertura ieri della 74ª edizione del Festival di Locarno diretta da Giona A. Nazzaro.

Nella Grecia in crisi economica di metà decennio un turista americano perde la moglie in un incidente stradale e finisce nel mirino di un complotto.

Washington, lei nel film è l’uomo solo, ferito, braccato, forse anche da chi dovrebbe difenderlo.

"Beckett non sa che cosa sta succedendo – dice John David –. Mentre tenta di capire, deve prima di tutto scappare da chi vuole ucciderlo. È un uomo inadeguato a ogni passaggio della nuova situazione. La sua fede per una manciata di ore è: sopravvivere e superare l’ostacolo. Come è successo a me".

Successo nella vita?

"Quando giocavo a football ho subìto diverse fratture e ho sempre dovuto cercare la forza di ricominciare. È stata una scuola di vita, ho imparato come perseverare. Beckett deve trovare le forze per risollevarsi. Non ha il fisico dell’eroe, si deve buttare da un dirupo, lo picchiano, gli sparano, lo tradiscono. Ma un animale ferito è più pericoloso".

Quanto le è stato utile il suo passato da atleta?

"Devo dire che quando serve prendo Beckett e lo porto avanti! Il fisico quando occorre c’è... Ho perso il conto dei salti nel vuoto con una mano sola. Le scene d’azione sono davvero tantissime e lo stuntman è interventuo soltanto due volte".

Beckett è solo un film d’azione?

"No, non siamo in un film di genere. Filomarino, un regista europeo, resta fuori dagli eccessi spettacolari, mi segue sempre in modo realistico nei passaggi emotivi, questo mi ha convinto. Ho incontrato Filomarino e Guadagnino alla Polo Lounge di Beverly Hills e quando sono uscito mi ricordo che pensavo: questi tizi sono meravigliosi".

Mamma e papà, entrambi attori, come la stanno seguendo nella sua carriera?

"Mio padre e mia madre sono venuti a trovarmi sul set, in montagna e ad Atene, ed è stato molto carino, li ho introdotti al cibo greco, li ho portati in giro, ho fatto insomma quello per cui mi piace fare questo lavoro: viaggiare, fermarmi per un po’ in un posto e crescere conoscendo cose e persone nuove. Nessun confronto con un set americano. Intorno c’era sempre pubblico".

Presenze ingombranti...

"No... Si sedevano, aspettavano, poi c’era la ripresa, stop, e loro applaudivano sempre. Che avrei girato Tenet dopo qualche mese, un kolossal come quello, così diverso, l’ho saputo proprio durante le riprese in Grecia".

Resta un po’ un mistero come un giovane, raffinato cineasta, esordiente con una bellissima biografia sulla poetessa Antonia Pozzi, al secondo film volta pagina, addirittura per la coproduzione internazionale di un manhunt movie (incerta l’uscita in sala, certa su Netflix dal 31 agosto). "Il fatto è che amo questo genere – dice il regista, Ferdinando Cito Filomarino –. L’archetipo è Intrigo internazionale di Hitchcock, che ha però qualcosa di onirico, e poi c’è il thriller politico anni ‘70 come I tre giorni del Condor o Perché un assassinio. Io provo a tenere tutto su un piano realistico, minimale, sullo sfondo di fatti veri. Beckett lotta da solo nella Grecia del 2015, una nazione sola contro il resto d’Europa. Non è un eroe, ma tira fuori una forza da eroe".