Foto: hadynyah / iStock
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Roma, 28 aprile 2021 - C’è una relazione tra impegno per contrastare il cambiamento climatico e riduzione della povertà estrema nei paesi in via di sviluppo. A ipotizzarlo sono stati dei ricercatori tedeschi del Potsdam Institute for Climate Impact Research, secondo cui delle politiche ambientali più ambiziose ed eque potrebbero avere un impatto positivo sulle condizioni economiche di chi risiede nelle aree del mondo più in difficoltà.

350 milioni di persone a rischio povertà estrema

Gli esperti, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Nature Communication, hanno utilizzato dei modelli informatici per studiare la relazione tra livelli di povertà globale e interventi utili per mitigare il riscaldamento globale. Le aziende e i governi, secondo i ricercatori, gestiscono spesso in maniera sbagliata l’equilibrio tra limitazione del cambiamento climatico e riduzione della povertà, ma cosa succederebbe se questo non avvenisse? Secondo gli autori dello studio, entro il 2030 il numero di persone in povertà estrema (che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno) toccherà quota 350 milioni: questo è lo scenario che potremmo avere davanti se le politiche per combattere i cambiamenti climatici rimanessero le stesse di questi anni. Se invece le politiche climatiche dovessero rispettare esattamente gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima, la situazione migliorerebbe leggermente ma rimarrebbe preoccupante (+50 milioni di persone in povertà estrema).

L’impegno necessario 

Durante la fase di ricerca, la svolta è avvenuta quando gli esperti hanno creato (e applicato) un modello caratterizzato da un’equa ridistribuzione delle entrate nazionali derivanti dalle tasse sul carbonio. Con un modello del genere, le società più povere e meno industrializzate (e meno inquinanti) riceverebbero parte del denaro proveniente dalle “carbon tax” pagate dagli inquinatori più ricchi. Una situazione analoga non solo mitigherebbe gli effetti del cambiamento climatico, ma potrebbe ridurre di 6 milioni di unità il numero di persone in povertà estrema entro il 2030. Se i Governi ridistribuissero equamente a tutti i cittadini i ricavi generati dalle attività industriali inquinanti, migliorerebbe la situazione economica di tantissime famiglie più povere. Un esempio? Solo il 5% delle entrate derivanti dalle emissioni dei paesi industrializzati sarebbe sufficiente per ridurre le soglie di povertà nei paesi in via sviluppo.

Le politiche per contrastare il cambiamento climatico proteggono le persone dagli effetti del riscaldamento globale, come ad esempio i fenomeni meteorologici estremi o le carestie dovute alla siccità. Tuttavia, possono anche comportare un aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari: “Questo potrebbe essere un onere aggiuntivo soprattutto per chi vive nelle aree povere del mondo, che sono già più vulnerabili dinnanzi all’impatto dei cambiamenti climatici”, ha detto il dottor Bjoern Soergel, autore principale dello studio. Se i paesi ricchi distribuissero in maniera equa i guadagni ottenuti grazie alle loro attività inquinanti (nettamente maggiori rispetto a quelle dei paesi poveri), però, la povertà nei paesi in via di sviluppo potrebbe diminuire.