Mark Zuckerberg, fondatore e presidente di Facebook - Foto: ANSA/EPA/MICHAEL REYNOLDS
Mark Zuckerberg, fondatore e presidente di Facebook - Foto: ANSA/EPA/MICHAEL REYNOLDS

Cosa hanno in comune Bill Gates, Jeff Bezos di Amazon, Mark Zuckerberg di Facebook, Tim Cook di Apple, Jack Ma di Alibaba e gli altri grossi calibri dell'élite tecnologica? A parte il patrimonio che li colloca fra gli uomini più ricchi del pianeta, condividono una percezione del proprio ruolo e della società che per molti aspetti è diversa rispetto a quella dell'uomo della strada, ma anche da quella dei magnati dell'economia di altri settori economici. Anzi, secondo un team di sociologi di varie università internazionali possono essere considerati una classe sociale a sé stante, "un gruppo che concorda su una particolare visione del mondo, nel caso specifico meritocratica, mossa da spirito missionario e con una ideologia democratica contraddittoria".

Come i leader della tecnologia parlano al mondo

L'interrogativo "come pensano i membri l'élite hi-tech?" non è banale, considerata l'enorme influenza che i loro soldi e le loro aziende esercitano sull'economia, e non solo. Per provare a rispondere alla domanda i ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sui cento più ricchi del mondo secondo il magazine Forbes (le sue classifiche hanno un valore praticamente ufficiale). Dopo aver tentato di contattarli direttamente, senza esito, si sono concentrati sull'analisi del loro modo pubblico di comunicare, raccogliendo ad esempio i testi dei siti delle loro fondazioni benefiche e 49.790 tweet dei trenta profili verificati disponibili (non tutti i big della tecnologia sono attivi su Twitter o hanno pagine accessibili), che sono poi stati messi a confronto con altrettanti recuperati casualmente da normali utenti del social negli Stati Uniti.

Le parole contano

I ricercatori hanno quindi creato un cosiddetto "modello della borsa di parole": un metodo di analisi dei documenti, utilizzato in molti ambiti, che rileva quante volte ricorrono le parole, estrapolandole dal contesto. Guardando a Twitter, i termini più utilizzati in generale dai magnati della tecnologia sono risultati "nuovo", "grande" e "potere" (can, il verbo), e poi compaiono spesso "grazie", "noi", "gente", "tempo", "oggi", "futuro". In generale emerge un approccio aperto, positivo e propositivo. Viceversa, il chiacchiericcio medio di Twitter è più autoreferenziale, critico e incentrato su attività a breve termine, con la predominanza di parole come "piacere" (like, verbo), "ottenere" (get), "solo", e poi "andare", "potere", "uno", "lavoro", eccetera.

In missione per conto dell'umanità

Approfondendo l'analisi delle parole di Bezos, Zuckerberg, Gates e compagnia e di come comunicano verso l'esterno, i ricercatori hanno dedotto che l'élite tecnologica è accomunata da una visione meritocratica secondo cui a contare sono l'impegno e la capacità personale, legittimando così il loro successo. Mostrano inoltre un interesse per il benessere degli altri: "Vogliono motivare la gente a condividere i loro obiettivi, ossia rendere il mondo un posto migliore", dice la professoressa Hilke Brockmann, "In questo modo, hanno un atteggiamento quasi missionario". Sono inoltre inclini a sostenere i principi della democrazia, ma al tempo stesso con essa hanno un rapporto ambiguo: "Non hanno una visione critica del ruolo che rivestono per via del loro potere. Dicono: facciamo solo del bene! Negano di fissare standard tecnici e di influenzare la democrazia con il loro potere finanziario".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Plos One