Foto: Ubisoft/Netflix
Foto: Ubisoft/Netflix

Roma, 28 ottobre 2020 - Templari cattivi, assassini buoni e gran parte della storia dell'umanità come teatro di gioco: il videogame 'Assassin's Creed' (2007) ha conosciuto un successo spettacolare, dando il via a decine di titoli fra sequel e spin-off, poi romanzi, fumetti e un film con Michael Fassbender e Marion Cotillard. Ora anche una serie TV in live-action che uscirà in streaming su Netflix, con la promessa implicita di rendere onore al franchise e di fare meglio del lungometraggio con Fassbender, decisamente poco riuscito e giustamente stroncato dalla critica. Le premesse ci sono, vedi ad esempio il valido 'The Witcher', anch'esso ispirato a un videogioco, ma c'è anche il rischio che il nuovo telefilm duri poco.

Assassin's Creed

Lo spunto narrativo dei videogame riguarda una lotta secolare e segreta fra l'Ordine Templare, che intende instaurare un controllo assoluto sulla vita degli uomini, e la Confraternita degli Assassini, che invece combatte la tirannia e vuole ispirare nelle persone sentimenti di giustizia. Il giocatore controlla un assassino e agisce all'interno di un mondo liberamente esplorabile, spesso adottando dinamiche di movimento mutuate dal parkour. La peculiarità del franchise è che ogni capitolo è ambientato in un'epoca storica differente e minuziosamente ricostruita: abbiamo il Rinascimento, la Parigi della rivoluzione francese, l'era dei vichinghi, l'Egitto tolemaico, l'epoca Vittoriana, quella della terza crociata, quella della guerra del Peloponneso, e via dicendo.

La serie TV con attori in carne e ossa

Netflix ha ufficializzato il finanziamento di una serie in live-action che produrrà insieme a Ubisoft Film & Television, cioè la divisione dedicata ai progetti per il grande e piccolo schermo della casa di produzione dei videogame di 'Assassin's Creed'. Il progetto è nelle prime fasi di lavorazione e presumibilmente non ne vedremo i risultati prima del 2022. Non è stato rivelato in quale epoca storica sarà ambientata la serie TV, o se l'intenzione è di cambiarla a ogni stagione, seguendo in questo modo la falsariga dei videogiochi. Un dato positivo, sulla carta, è che grazie a 'The Witcher' Netflix ha dimostrato di sapere adattare degnamente un videogioco, dunque c'è ragione di essere ottimisti anche in questo caso. C'è però un rischio, all'orizzonte.

Il rischio che il progetto duri poco

L'ambientazione storica fa automaticamente lievitare i costi di produzione, perché bisogna ricreare costumi, armi, mezzi di trasporto, edifici, tutto quanto. E ultimamente Netflix ha rinnovato serie costose solo quando hanno avuto un impatto significativo e globale in termini di abbonamenti nuovi e rinnovati.

All'inizio della sua storia, il colosso dello streaming ha accettato di perdere denaro pur di presentare un catalogo ricco e accattivante. Ora però la strategia è cambiata e tutto lascia intendere che la linea guida sia di produrre nuovi show, con meno episodi e poche stagioni, piuttosto che puntare su titoli di lunga durata, a meno che non siano di enorme richiamo (vedi ad esempio 'Stranger Things', che però ha già perso parte del proprio appeal iniziale). Anche perché uno show costa sempre di più ogni stagione che passa: vedi l'esempio del 'Trono di Spade', che inizialmente non aveva nemmeno lontanamente il budget necessario a mettere su schermo tre draghi e interi eserciti.
L'idea, insomma, è di dare agli abbonati (e ai potenziali tali) serie TV sempre nuove, che costano mediamente meno, piuttosto che titoli ormai acquisiti e costano di più. E così nel 2020 Netflix ha cancellato diciotto show, quattordici dei quali dopo una sola stagione, colpendo anche titoli di peso come 'Glow'. Tutto questo per dire che 'Assassin's Creed' ha le potenzialità per una decina di stagioni ambientate in altrettante epoche storiche, ma è molto difficile che ciò corrisponda alle strategie finanziarie di Netflix. A meno di un successo globale, che però non è scontato.

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