Alessandro Marcianò
Alessandro Marcianò

Roma, 21 luglio 2019 - Dal battesimo delle onde, una vita fa, alla vittoria (recente) nel Surf Master in Portogallo. Il tutto girando mezzo mondo: dalle Hawaii alla California, fino al Brasile, Messico, Indonesia. "Ho viaggiato dappertutto, tranne che in Australia" . Ogni volta un’avventura. Nuova. Autentica. A caccia di successi e muri d’acqua alti come palazzi da scalare in equilibrio su una tavola da surf. Alessandro Marcianò ha 48 anni ed è un romano cresciuto sulla spiaggia di Santa Marinella, dove ha cominciato col windsurf per poi passare alla sola tavola. Oggi non è più uno dei tanti, ma tra i surfisti più conosciuti per essere stato il primo italiano a surfare le onde giganti di Nazaré, in Portogallo.

Partiamo proprio da qui: Nazaré, Portogallo. La Mecca del big wawe surfing grazie a un canyon sottomarino che fabbrica montagne d’acqua in serie con la complicità dell’Oceano. Andare lì le ha cambiato la vita...
"Ci arrivo nel 2015, raccogliendo l’invito di Garrett McNamara, il surfista che nel 2011 ha cavalcato un’onda record di 24 metri. Era stato mio ospite al Surf Expo, la manifestazione che organizzo a Santa Severa. ‘Vieni a Nazaré’, mi dice. ‘Non ci penso proprio’, gli rispondo senza troppi giri di parole. Poi, nel 2014, quando decido di chiudere con le gare, cambio idea e ci vado".

Lei ha sempre avuto un rapporto conflittuale con le onde giganti. Ci ha pensato parecchio prima di tentarci.
"Surfare i grandi muri d’acqua è come scalare l’Everest, uno sport estremo, non volevo arrivare a quei livelli di rischio. Lo consideravo troppo pericoloso. Poi mi sono convinto".

Il 23 dicembre 2015 è la data che la lancia nella storia di questo sport.
"Mi ricordo ancora tutto: settimane di duro allenamento, esercizi sfiancanti in acqua e in apnea, con Garrett a prepararmi psicologicamente all’evento. E man mano che quel giorno si avvicinava, ero in ansia, niente sonno di notte, attacchi di panico quasi ogni ora. Quella mattina sono uscito, ma quando è arrivata la grande mareggiata, Garrett mi dice che forse è meglio rinunciare. Da un certo punto di vista mi sono sentito sollevato, dall’altro non volevo arrendermi all’idea di rimandare la sfida dopo tutto quel sacrificio, fisico e mentale. No. Non era giusto. E allora decido: ci provo".

Ed è stato un successo.
"Mi sono trovato a surfare un’onda di 18 metri, primo italiano nella storia a riuscirci. Per il record mi hanno premiato nella sala d’onore del Coni".

Nel 2017 arriva un altro riconoscimento.
"Mi inseriscono tra i quattro potenziali vincitori del contest più importante del mondo: il ‘XXL Big Wawe Awards’ della World surf league, che premia l’onda più grossa surfata dai partecipanti".

Orgoglioso della sua tavola conservata nel Nazaré surfer wall?
"Come non andarne fiero. È la Hall of Fame ricavata nel faro".

Il suo rapporto con la paura?
"C’è, inutile nasconderlo, ma oggi ci convivo meglio che in passato. Certo, il rischio lassù è enorme".

Come quel 19 febbraio scorso...
"Sempe a Nazaré. Esco in mare con una tavola nuova. Prendo la prima onda ma sento che non va. Poi ne arriva un’altra alta come un palazzo, più o meno 13 metri, riperdo il controllo e vengo travolto. Svengo e vado giù. Rimango sott’acqua per 13 secondi. Mi ritrovo dieci metri sotto il mare, riprendo conoscenza e riesco a tirare il giacchetto del salvagente che però funziona al 50 per cento essendo rimasto danneggiato. Riesco, piano piano, a tornare in superficie. Me la cavo con una spalla lussata e tanta paura. Ma ho visto la morte in faccia e non è stato piacevole".

Se la riesce a immaginare una vita lontano dall’Oceano?
"No, per niente. Mi sentirei perso. Lo dico sempre: le onde giganti sono il mio Inferno e il mio Paradiso".

Cos’è l’acqua per lei?
"Adrenalina allo stato puro. E serenità. Un paradosso, me ne rendo conto. Ma è così".

Progetti per il futuro?
"Alzare l’asticella, surfare su montagne d’acqua sempre più alte".

Quanto più alte?
"Almeno 20 metri".