Mauro Felicori, già direttore della Reggia di Caserta, dall’anno scorso è assessore regionale alla Cultura
Mauro Felicori, già direttore della Reggia di Caserta, dall’anno scorso è assessore regionale alla Cultura
di Claudio Cumani Nei giorni scorsi c’è stata l’approvazione definitiva: il 24 ottobre sarà la giornata nazionale dello spettacolo. Una buona notizia in questo momento di grande ripartenza per tutto il settore. Mauro Felicori, lei in quanto assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna si è battuto per la piena capienza dei luoghi di cultura molto tempo prima del ‘via libera’ del Governo. Per quale motivo? "Per almeno un mese ho condotto una battaglia non facile, pur ritenendo il governo Draghi amico e Dario Franceschini ministro stimabile. C’è stato indubbiamente un ritardo nell’analisi delle condizioni di sicurezza. A proposito di capienza, non capivo le ragioni per le quali si privilegiavano ad esempio gli aerei rispetto ai luoghi di cultura. Adesso il Green pass ci garantisce libertà e sicurezza, ma io credo di aver svolto adeguatamente il ruolo che mi spetta. Che è anche quello di sindacalista del sistema culturale regionale". Esiste un coordinamento degli assessori alla cultura delle varie Regioni per mantenere un dialogo aperto fra i territori e il Governo. Di cosa si occupa? "Vorrei fare di questo organismo uno strumento per qualificare le politiche nazionali. Dopo il tema della sicurezza, stiamo adesso discutendo del versante culturale del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e quindi del recupero dei borghi e dei casali di campagna,...

di Claudio Cumani

Nei giorni scorsi c’è stata l’approvazione definitiva: il 24 ottobre sarà la giornata nazionale dello spettacolo. Una buona notizia in questo momento di grande ripartenza per tutto il settore.

Mauro Felicori, lei in quanto assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna si è battuto per la piena capienza dei luoghi di cultura molto tempo prima del ‘via libera’ del Governo. Per quale motivo?

"Per almeno un mese ho condotto una battaglia non facile, pur ritenendo il governo Draghi amico e Dario Franceschini ministro stimabile. C’è stato indubbiamente un ritardo nell’analisi delle condizioni di sicurezza. A proposito di capienza, non capivo le ragioni per le quali si privilegiavano ad esempio gli aerei rispetto ai luoghi di cultura. Adesso il Green pass ci garantisce libertà e sicurezza, ma io credo di aver svolto adeguatamente il ruolo che mi spetta. Che è anche quello di sindacalista del sistema culturale regionale".

Esiste un coordinamento degli assessori alla cultura delle varie Regioni per mantenere un dialogo aperto fra i territori e il Governo. Di cosa si occupa?

"Vorrei fare di questo organismo uno strumento per qualificare le politiche nazionali. Dopo il tema della sicurezza, stiamo adesso discutendo del versante culturale del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e quindi del recupero dei borghi e dei casali di campagna, ma soprattutto del progetto digital library, ovvero della catalogazione dei beni culturali nazionali alla luce dell’esperienza dei territori. E qui penso ad esempio al programma di digitalizzazione della biblioteca Estense di Modena".

Il suo sogno è la realizzazione di un sistema digitale in grado di dialogare con ogni realtà culturale?

"Certo, sarebbe un regalo meraviglioso per gli studiosi e la gente qualunque se noi digitalizzassimo tutto il nostro patrimonio librario, pittorico, musicale e architettonico e lo mettessimo a disposizione. Il tema che ho posto è quello dei Beni culturali statali poco valorizzati per carenza di personale o di finanziamenti. In collaborazione con i Comuni si potrebbero compiere operazioni importanti. Penso al museo di Sarsina, che potrebbe aumentare enormemente i visitatori; o alla Villa Romana di Russi, che ora è aperta solo il mercoledì pomeriggio".

La capienza piena dei luoghi di spettacolo ha portato problemi?

"Qualcosa c’è ancora da aggiustare sul lato della sicurezza, ad esempio per quello che riguarda i musicisti che stanno sul palco. Indubbiamente le condizioni di lavoro degli artisti vanno migliorate. Ha sofferto molto il comparto del teatro per l’infanzia e i ragazzi che, essendo legato alle scuole, subirà limiti ancora per qualche mese. Arrivano segnali positivi dai teatri e dai cinema, sono sorte alcune difficoltà nei club musicali. Credo che il tratto dominante debba essere quello della fiducia, evitando sia disattenzioni sia eccessi di zelo".

Torniamo al digitale, la sua grande sfida. Perché sta lavorando tanto sul versante delle biblioteche?

"Sono convinto che il futuro delle biblioteche di pubblica lettura sia nel digitale, perché è uno strumento che apre le porte all’informazione di tutto il mondo, diminuendo i costi. Lo ha dimostrato il lockdown, quando gli accessi sono triplicati. Oltretutto le risorse risparmiate possono essere messe a disposizione dei bibliotecari, perché comunque il pubblico non va abbandonato a se stesso. Noi abbiamo finanziato una piattaforma per tutte le scuole primarie e secondarie, statali e paritarie che consentirà ai ragazzi dai 6 ai 18 anni e ai loro familiari di accedere a ogni ora del giorno a queste fonti. Il servizio sta via via prendendo piede e consentirà ai ragazzi di usare la biblioteca digitale fin da piccini. È anche uno strumento utile agli immigrati che potranno cercare affacci sulla loro cultura di origine. A proposito di letteratura, mi piace ricordare che, grazie alla legge regionale sull’editoria, finanziamo la traduzione in lingue straniere dei libri dei nostri autori. È un modo per metterli in grado di competere su altri mercati".

Come mai è a favore della permanenza dello streaming da affiancare agli eventi dal vivo?

"Parto da un dato: durante il lockdown larga parte del pubblico che seguiva film della Cineteca di Bologna o del Biografilm non viveva nel capoluogo e, a volte, non era nemmeno italiana. E faccio una considerazione: perché un’opera lirica può essere vista solo dal ristretto numero di persone che può entrare in teatro? E gli altri? Il mio cruccio è che la cultura, finanziata da tutti, finisca con l’essere goduta da pochi. È una questione di democrazia. È impensabile che un Paese colto come l’Italia non faccia nulla per cambiare. Non ci si può nascondere dietro all’affermazione che la musica è meglio ascoltarla dal vivo".

L’Emilia Romagna è anche una terra di cinema. Ci sono nuove iniziative a sostegno del settore?

"La cultura è un fattore di sviluppo del territorio e, in quest’ottica, la Film commission accoglie le produzioni audiovisive e aiuta chi le realizza. Abbiamo aumentato i finanziamenti sia alle produzioni nazionali che a quelle regionali arrivando a un tetto di 150mila euro e concentrando l’impegno maggiore su un paio di film l’anno. Seguiamo con interesse anche il progetto di realizzare studios nei capannoni della Fiera di Bologna. Oggi la sfida, secondo me, è catturare una quota del gigantesco mercato dell’audiovisivo che sta sempre più esplodendo. Dal canale unico della Rai alle tante reti attuali è come se fosse dilagata un’alluvione".

Parliamo dei musei. Cosa serve per rilanciarli?

"C’è una frase del Papa che mi ha molto colpito. Dice: ‘La Chiesa non deve essere come i musei, belli ma muti’". E allora come facciamo a fare parlare luoghi che custodiscono patrimoni meravigliosi? La battaglia, a mio avviso, è di carattere ideologico, contro un atteggiamento che li intende solo come spazi di conservazione e di ricerca. I musei invece sono una grande scuola, sono luoghi di comunicazione culturale. La gente deve uscire felice di avere imparato qualcosa, non frustrata per non aver compreso nulla di quello che ha visto".

Com’è la situazione teatrale in regione?

"Ho grandi aspettative, sul campo della prosa, nell’Ert, una corazzata che mi auguro faccia ulteriori passi in avanti con la nuova direzione artistica. Per quanto riguarda l’ipotesi di una maxi-fondazione fra Teatro Comunale di Bologna e Regio di Parma, mi limito a dire che dovrebbe nel caso nascere dai teatri e non dalla politica, a patto che si trovino collaborazioni senza egemonie. È un buon segno poi che l’orchestra Toscanini tenga più concerti in regione".

Sostiene che i Beni culturali debbano sostenersi con le loro gambe. Perché?

"I musei gestiti dai privati dimostrano proprio questo, che è possibile reggersi da soli. Il denaro pubblico deve servire per sostenere la ricerca. E comunque spendiamo troppo poco per lo spettacolo dal vivo. Che è molto costoso perché non riproducibile".