Giovedì 13 Giugno 2024
RITA BARTOLOMEI
Esteri

Artico: Putin e la guerra sul fondale (a caccia di gas). Cosa dice la legge del mare

Marco Di Liddo (Cesi): il Polo Nord "patrimonio dell'umanità". Ma c'è un problema di mancata tutela

Roma, 31 gennaio 2023 - Nell'Artico si combatte da tempo una guerra sui confini (e sul fondale dell'Oceano), in una terra ricchissima di materie prime, gas e petrolio prima di tutto. Vladimir Putin è tra i protagonisti. Marco Di Liddo, responsabile analisti del Cesi - il centro studi internazionali - spiega cosa dicono le convenzioni e qual è il buco normativo. "Artide e Antartide - chiarisce - sono considerati patrimonio di tutta l’umanità". Quindi non sono tutelati? "Esatto, di fatto non sono tutelati".

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"Cosa dice la Convenzione di Montego Bay"

"Dobbiamo partire dalla Convenzione di Montego Bay - spiega l'analista -. Quella è la base che tutti gli stati rivieraschi utilizzano per avanzare le proprie rivendicazioni sull’Artico. È lo stesso corpo normativo che viene utilizzato per qualsiasi altra rivendicazione di carattere marittimo. Le acque di uno Stato partono dalla linea della costa fino a 12 miglia nautiche, una ventina di chilometri. Quello è il confine terrestre. Le acque che si trovano dentro questa linea di base sono chiamate interne. Ad esempio una insenatura, una piccola baia. Poi ci sono le acque territoriali, fino a 12 miglia nautiche, circa 20-21 chilometri. Quindi una zona contigua, per altre 12 miglia. Per arrivare alla famosa zona economica esclusiva, al massimo fino a 200 miglia nautiche, poco meno di 400 km, dalla linea di base". 

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Zona economica esclusiva e piattaforma continentale

Prosegue Di Lillo: "Mentre nelle acque territoriali si applica in tutto e per tutto la giurisdizione dello Stato, quindi quello è come se fosse territorio nazionale, la zona economica esclusiva serve soprattutto per lo sfruttamento delle risorse naturali, dal punto di vista ittico ma anche idrogeologico, dello Stato che le rivendica. Infine la piattaforma continentale dà un'ulteriore possibilità allo Stato di sfruttare le risorse del mare, però in questo caso in una maniera meno invasiva, solo sul fondale".

La guerra artica

Le rivendicazioni di Putin all'Onu partono all'alba del suo regno. E proseguono con un progetto preciso: sfruttare al massimo quel 'bancomat'. "Per trovare un compromesso due Stati si devono sedere a un tavolo e tracciare una linea tra le zone economiche esclusive contigue - è la didascalia dell'analista -. Oggi il clima internazionale non aiuta ma anche prima di questo periodo non è mai stato semplice". Anche se lo zar ormai ha qualche difficoltà a mettere le mani sulle ricchezze artiche, "perché non ha il 'piccone' giusto, la tecnologia occidentale è venuta meno e quella cinese non è riuscita del tutto a sostituirla".