C'è molto pessimismo sul futuro dell’Italia post-Covid. Gli scienziati, specie quelli in servizio nelle istituzioni dello Stato, sembrano fare a gara per sminuire le buone notizie e amplificare le cattive, che magari sono più ipotesi che notizie. Gli economisti parlano di recessione senza precedenti. I commentatori politici di una nostra irrilevanza nello scenario europeo. Ed è tutto vero. Ma fra i tanti fattori in gioco se ne trascura sempre uno, anzi due: la bellezza dell’Italia e il carattere degli italiani. A questi due fattori dedichiamo oggi il nostro speciale Itinerari, allegato a questo quotidiano.

Parliamo, in questo numero speciale, delle nostre regioni: quelle regioni che mercoledì riapriranno frontiere che erano state chiuse per motivi sanitari, facendoci tornare in una surreale condizione pre-unitaria. Sono ciascuna diversa dall’altra. Ciascuna con una propria storia, una propria cultura, una propria cucina, un proprio paesaggio. E già qui, in questa diversità, sta una nostra impareggiabile ricchezza. Perché l’Italia è un insieme di bellezze l’una differente dall’altra: ma guai a dividerle, queste bellezze. Da sole, varrebbero ben poco, come tessere di un mosaico disfatto. È l’unione di queste diversità che fa dell’Italia, come ha detto Roberto Benigni al nostro giornale, "il Paese più bello del mondo".

E già qui, in questa bellezza, abbiamo una prima formidabile risorsa per tirarci fuori dai guai. Noi italiani, che riscopriamo in questi giorni un piacere che davamo per scontato - quello di muoverci liberamente all’interno della nostra patria - potremo puntare innanzitutto sul turismo. Quello interno, e anche quello degli stranieri: i quali sembrano trattarci un po’ da untorelli, in questo periodo. Ma non resisteranno a lungo: "L’uomo che non è mai stato in Italia", ha scritto Samuel Johnson, "è sempre cosciente di un’inferiorità". E poi ci sono gli italiani. Indisciplinati e pasticcioni, certo. Ma creativi come nessun altro. E a chi ci dà dei cialtroni, regalo un’altra citazione: la frase che Vittorio Gassman, alla fine de 'La grande guerra' di Monicelli, rivolge a uno sprezzante ufficiale austriaco convinto di poter far leva sulla sua paura di morire per estorcergli informazioni preziose: "E mi te disi un bel nient, facia de merda". E va davanti al plotone di esecuzione. Sapremo inventarci, anche questa volta, qualcosa di straordinario.