Se n’è andato, l’altra sera a Bologna, l’Esagero. Il suo vero nome era Sergio Caprara, ma per tutti era l’Esagero perché quello era il suo intercalare quando tirava a far mattino con gli amici all’osteria da Vito, alla Cirenaica: e all’udir certi discorsi, e a sentir narrare certe gesta, era solito interrompere con uno scettico “esagerato!”. Ma esagerato era egli stesso, con i suoi quasi due quintali, risultato di smodate comande ad Alberto, lo storico cameriere. Quando gli altri ordinavano un piatto di tortellini, lui ne ordinava tre; quando gli altri mangiavano una tigella, lui ne divorava un vassoio. Dai soprannomi ai nickname In memoria di un uomo e di un mondo 

Tecnico radiofonico, diceva di aver lavorato per il Papa e di aver sistemato le casse negli stadi più prestigiosi del mondo. Quando lo raccontava, si pensava esagerasse. Nessuno gli credeva, ad esempio, quando assicurava di essere diventato amico di Sean Connery, e di avergli fatto da autista ai ricevimenti della famiglia reale. Ma un giorno si era tutti a Roma per un concerto di Lucio Dalla e, nella hall dell’Hilton, si vide Connery sbucar dall’ascensore. Appena riconosciuto l’Esagero, il grande attore gli andò incontro e lo abbracciò. Era dunque tutto vero. Basito, Lucio Dalla si avvicinò per chiedere un autografo e fu l’Esagero, con un cenno del capo, a rassicurare Connery che sì, quell’uomo un autografo se lo poteva anche meritare.

Di vita e morte dell’Esagero ha già ben scritto, ieri in cronaca, Giorgio Comaschi, che gli fu amico e compagno di notti bagnate dal vino dei bottiglioni. Ora, dedicare un editoriale all’Esagero può sembrare esagerato. Ma è il suo mondo, è quel mondo a meritare un editoriale. Un mondo popolato, più che da persone, da personaggi, ciascuno con un proprio soprannome. Il mondo dell’Esagero e degli amici di Vito – il Biscio, il Zingaro, l’Architrave, il Gamberone, la Cinna lessa e naturalmente il Maestrone, Francesco Guccini – è lo stesso del Cerutti Gino detto il Drago del bar del Giambellino di Giorgio Gaber, è lo stesso del Càmola, del giocatore Coduri e del baro Rimediotti dei racconti luinesi di Piero Chiara, è insomma il teatro universale di un’umanità e di un tempo che fu. I nickname hanno preso il posto dei soprannomi e i social hanno preso quello delle osterie. È a quel mondo che dedichiamo l’editoriale, per chiederci se forse non abbiamo annebbiato la nostra capacità di stare insieme.

Se n’è andato, l’altra sera a Bologna, l’Esagero, e con lui un po’ del saper vivere.