È stato presentato ieri il festival di Sanremo. Come al solito, tutti diranno che non hanno alcuna intenzione di guardarlo. E, come al solito, almeno una decina di milioni di italiani sarà invece davanti alla tv per cinque sere consecutive. Diciamo che, quando è "un flop", Sanremo fa nove milioni di telespettatori; quando va molto bene, supera i dodici. 
Diciamo pure un’altra cosa: la prima edizione, nel 1951, fu concepita come poco più di una festa parrocchiale, per far venire al mare qualcuno anche d’inverno. Doveva insomma essere un qualcosa di passeggero. E invece siamo arrivati alla settantesima edizione. 

Perché tanto successo? Per la risposta rubo il titolo alla mostra che il nostro giornale ha organizzato (fino ad aprile) a Bologna, palazzo Belloni: "Non erano solo canzonette". La musica leggera sarà infatti anche leggera, ma ripercorrendo la sua storia troviamo la colonna sonora della nostra vita. Anzi, di più, rileggiamo la storia della nostra vita. Quella personale, intima, sentimentale (c’è un amore senza una “sua“ canzone?) e quella del Paese.

Pensate alle canzoni del festival dalle origini a oggi, e ritrovate tutti i passi, tutti i cambiamenti, le speranze e le paure della nostra Italia. Domenico Modugno vince Saremo nel 1958 con una canzone che comincia con queste parole: "Penso che un sogno così non ritorni mai più", ed era davvero, quella Italia, un’Italia che cominciava a sognare, un’Italia uscita dagli stenti del dopoguerra e avviata verso gli anni Sessanta, quelli del boom. Anni beati: basta sentire la musica di allora, o vedere i Caroselli di allora, o le commedie all’italiana di allora, per ricordarci quanto eravamo più allegri di oggi. 

Un sogno così non sarebbe ritornato mai più: dopo gli anni del miracolo italiano vennero quelli di piombo, e anche qui la musica li riflette: quella dei Settanta è la musica dei cantautori impegnati, della politica, anche della rabbia. E così negli Ottanta c’è la musica del riflusso, del ritorno ad almeno un po’ di leggerezza. Bentornato Sanremo, sembra strano ma abbiamo sempre bisogno di te.