Che mondo sarebbe senza WhatsApp? Un mondo in cui i nostri figli non ci costringerebbero a dire ogni due per tre "metti via ‘sto cellulare!", ma anche un mondo in cui non potremmo controllarli a distanza, i figli, verificando se sono on line – e quindi vivi – quando sono in giro. Un mondo con luci e ombre, insomma, come tutti i mondi. E sarebbe poi il mondo della nostra infanzia e giovinezza. Ieri il procuratore aggiunto di Milano, Letizia Mannella, ha fatto un appello a tutti i genitori: controllate i telefonini dei vostri bambini, specie d’estate, perché WhatsApp è diventato un formidabile strumento per i pedofili.

Noi non conoscevamo neppure l’esistenza di quel vocabolo, ‘pedofili’. I nostri genitori ci dicevano di stare attenti agli ‘sporcaccioni’ e noi non capivamo neppure che cosa volesse dire davvero, perché di certe cose in famiglia non si parlava. Di sporcaccioni, in genere, ce n’erano due o tre per città e tutti li conoscevano, tutti sapevano in quali giardinetti andavano. E così venivamo messi in guardia: se li vedete evitateli, non cadete nella trappola della caramella. Non saprei dire se c’erano meno pericoli di oggi: ma tutto era, almeno apparentemente, più controllabile. Oggi sbirciare nello smartphone dei nostri figli è un’impresa.

Ma non me la sento di dare la colpa alla tecnologia: forse, non riusciamo a proteggere i piccoli perché certi temi sono ancora un tabù, se un bambino ci chiede che cos’è il sesso facciamo finta di aver capito sasso. E però c’è una cosa – pericolo di adescamento a parte – in cui mi sento di dire che con questi aggeggi qualcosa i bambini hanno perso. In uno dei film di don Camillo, il pretone della Bassa va a trovare il figlio di Peppone in collegio e questi gli chiede il permesso di correre. Don Camillo si commuove nel vederlo felice per una cosa così piccola e semplice. Ecco, ancora oggi per un bambino non c’è videogioco che valga la gioia di una corsa all’aperto. Ma anche qui il problema non sono gli smartphone, siamo noi genitori che non facciamo correre i nostri bambini. (E a proposito di preti: evviva quelli che all’oratorio feriale vietano ai bambini di portare il cellulare).