Mes, il gran rifiuto: la Lega rivendica la scelta. Giorgetti riferirà alla Camera: "Ma parlerò di Manovra"

Salvini: “Siamo stati coerenti con le nostre idee”. Polemiche sul ministro che voleva la ratifica, le opposizioni: venga in Commissione Bilancio. Invito accettato per il 27 dicembre

Roma, 23 dicembre 2023 – Le interpretazioni oscillano tra chi parla di tensioni e freddezza tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti e chi ipotizza addirittura un funzionale gioco delle parti tra i due big leghisti per l’esposta divaricazione sul Mes, con il primo fieramente contrario, e il secondo favorevole alla ratifica. Certo è che nel contrasto dentro la maggioranza più che dentro la Lega si inseriscono le opposizioni che, pur divise anche esse al loro interno, chiedono al Ministro dell’Economia di riferire in commissione alla Camera.

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti

Un invito prontamente accettato, per il 27 dicembre, salvo che in serata da via XX Settembre si puntualizza che l’audizione sarà sulla manovra (sulla quale sono piovuti circa mille emendamenti) e non sul Fondo salva-Stati: per questo dossier ci sarà tempo. Appare sempre più evidente l’intenzione del leader del Carroccio di cavalcare la bandiera anti-Mes in vista delle prossime elezioni europee. "La Lega – spiega – ha avuto sempre la stessa idea da 10 anni a questa parte. Abbiamo sempre votato nella stessa maniera e il governo ha avuto una maggioranza compatta. Abbiamo fatto quello che era giusto fare, ne sono assolutamente orgoglioso". Non basta: "Un pensionato o un operaio italiano avrebbero dovuto pagare per salvare una banca tedesca; quindi, il Parlamento ha esercitato il suo diritto democratico di bocciare uno strumento inutile e dannoso e lo spread è sceso. Abbiamo fatto quello che era nostro dovere fare per difendere il lavoro e i risparmi degli italiani. Non penso che De Gasperi quando pensava all’Europa pensasse alle auto elettriche o al Mes".

Una posizione che non mette a rischio la fiducia nel Ministro dell’Economia. Anzi. E così, a Giorgetti che aveva spiegato come ci fosse un interesse da titolare del Tesoro all’approvazione del Meccanismo, Salvini fa sapere che "come merce di scambio su altro, probabilmente è vero, però è stata una scelta coerente". E, del resto, ci tiene a far sapere che con lui "non ho mai" litigato: "Abbiamo condiviso, scelto e fatto tutto per il bene degli italiani, ne sono e ne siamo orgogliosi, ero con lui ieri".

Parole che vogliono spazzare via le nubi che si erano addensate attorno al titolare dell’Economia. Nessuna contraddizione, nessuna frattura, viene letta da Salvini nel distinguo di Giorgetti. E il risultato finale, al di là dell’astensione di Forza Italia, non comporta "assolutamente" alcun indebolimento del titolare del Mef, puntualizza. Di tutt’altro avviso le opposizioni, che ritrovano compattezza e unità su un terreno di battaglia comune. Al coro delle richieste di dimissioni che da ieri sono piovute su Giorgetti, la voce di tutte le forze di minoranza si è uniformata per chiedere al ministro di presentarsi in commissione Bilancio di Montecitorio per una "necessaria e urgente informativa" su quanto accaduto con il voto sul Meccanismo europeo di stabilità.

Un appuntamento che sarà messo in calendario, ma non per il 27, quando il numero uno dell’Economia andrà sì in Parlamento, ma per riferire sulla legge di Bilancio. Una mezza disponibilità che indispettisce le opposizioni. A partire dal Pd che torna a chiedere le dimissioni di un ministro "ostaggio del populismo e degli anti europeisti, inadeguato a ricoprire quel ruolo", come fa il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. Pungente, invece, l’intervento di un politico di lungo corso come Pier Ferdinando Casini che - senza dare riferimenti né sul governo né sul Mes - sibillino affida il suo commento ad un ricordo anni ‘80: allora c’era "un leader importante della DC che, a proposito di un esponente di governo dell’epoca, mi diceva: ‘è un uomo intelligente, ma non è un ministro di polso, al massimo di polsino...’".

Il rammarico europeo, per non dire di più, sulla mancata ratifica del Mes da parte dell’Italia resta. E a ricordarlo ci pensa il commissario Ue per gli Affari economici e monetari ed ex premier Paolo Gentiloni. L’irritazione delle istituzioni dell’area euro è "condivisibile", spiega. "Certo il Parlamento è sovrano, ma è consuetudine che gli accordi sui trattati internazionali contratti dai governi vengano rispettati" e "tutti gli altri Paesi l’hanno fatto", osserva.

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