31 gen 2022

LAVORO E FORMAZIONE: ORA SERVE PIÙ AGILITÀ

MILIONI ono. i lavoratori italiani impegnati a distanza almeno un giorno a settimana con la maggioranza (il 54,7%) che giudica positivamente questa nuova modalità di lavoro. Inoltre quasi il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno e il 24% tre o più giorni a settimana. Il 54,2% non vorrebbe invece mai lavorare da remoto. Il dato dei lavoratori in smart è triplicato rispetto a prima della pandemia quando lavoravano a distanza anche occasionalmente 2,4 milioni di lavoratori e diminuito rispetto ai primi mesi della pandemia quando erano 9 milioni gli occupati impegnati fuori dalle abituali sedi di lavoro
MILIONI ono. i lavoratori italiani impegnati a distanza almeno un giorno a settimana con la maggioranza (il 54,7%) che giudica positivamente questa nuova modalità di lavoro. Inoltre quasi il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno e il 24% tre o più giorni a settimana. Il 54,2% non vorrebbe invece mai lavorare da remoto. Il dato dei lavoratori in smart è triplicato rispetto a prima della pandemia quando lavoravano a distanza anche occasionalmente 2,4 milioni di lavoratori e diminuito rispetto ai primi mesi della pandemia quando erano 9 milioni gli occupati impegnati fuori dalle abituali sedi di lavoro
MILIONI ono. i lavoratori italiani impegnati a distanza almeno un giorno a settimana con la maggioranza (il 54,7%) che giudica positivamente questa nuova modalità di lavoro. Inoltre quasi il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno e il 24% tre o più giorni a settimana. Il 54,2% non vorrebbe invece mai lavorare da remoto. Il dato dei lavoratori in smart è triplicato rispetto a prima della pandemia quando lavoravano a distanza anche occasionalmente 2,4 milioni di lavoratori e diminuito rispetto ai primi mesi della pandemia quando erano 9 milioni gli occupati impegnati fuori dalle abituali sedi di lavoro

NEL 2020, con l’emergere della pandemia di Covid, per non bloccare il lavoro delle aziende e della pubblica amministrazione, il governo emanò i decreti attuativi per rendere immediata la possibilità di attivare modalità di lavoro agile, senza passare per le trafile burocratiche della vecchia normativa. Allo stesso tempo, milioni di studenti si sono ritrovati a seguire le lezioni da casa in modalità virtuale. Un’accelerazione così potente che ci ha fatto ritrovare improvvisamente in un mondo nuovo, mai vissuto prima. Parcheggi aziendali con poche macchine, uffici semivuoti, eppure, come per miracolo, le organizzazioni hanno continuato a funzionare, a vendere, fatturare, fornire servizi. Ma dove sono finite le persone che fino a ieri si ritrovavano alla macchinetta del caffè, affollavano la mensa, occupavano tutte le scrivanie? Le ritroviamo ognuna nella propria abitazione, qualcuna nella sua casa di vacanza, con il proprio computer e telefono, a lavorare sulle stesse cose di prima, ma un po’ spaesate per questa improvvisa mutazione, di cui si era sentito parlare tante volte, qualche volta sognato, ma mai sperimentato. La possibilità di lavorare in nuove modalità, più flessibili e agili, era già presente da anni, ma la forza dell’abitudine, la diffidenza alle nuove tecnologie da parte del mondo del lavoro, complessità burocratiche, ne avevano finora rallentato la sperimentazione. La rivoluzione tecnologica ha fatto sì che buona parte dei lavoratori delle aziende siano ormai “lavoratori della conoscenza”, non legati ai vincoli della produzione industriale. Questi vincoli permangono invece per i “blue collar” che sono legati alla presenza nel luogo di lavoro, anche se si stanno evolvendo nella nuova figura del “blue tech collar” quando operano in contesti tecnologicamente evoluti. Il “lavoratore della conoscenza”, può quindi operare indifferentemente in modalità tradizionale o in modalità agile, senza i vincoli di spazio e di tempo tipici del lavoro tradizionale. Finora il dibattito ...

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