Una scena del film 'Inside man' diretto da Spike Lee
Una scena del film 'Inside man' diretto da Spike Lee

Milano, 13 giugno 2019 - I gioielli di famiglia, le monete da collezione, documenti importanti e denaro contante. Di solito, quelle banconote da 500 euro le cui mazzette occupano meno spazio in proporzione al valore e che non si stampano più. Nelle cassette di sicurezza delle banche, ma anche nei caveau di società specializzate nella sicurezza dei depositi e del trasferimento di preziosi e denaro, ci sarebbe un tesoro nascosto che solo in contanti potrebbe valere fino a 200 miliardi, circa il 15% dei 1.371 parcheggiati, secondo Bankitalia, dagli italiani nei conti correnti. Un tesoro, relativo alla sola economia sommersa, che qualche anno fa il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, aveva stimato, tra Italia ed estero, in 150 miliardi
 
Miliardo più miliardo meno in circa 3,4 milioni di cassette di sicurezza – anche questa una cifra presunta perché è difficile sapere esattamente quante cassette si trovano in 25mila filiali bancarie – ci sarebbero anche quei contanti – provenienti da attività lecite o illecite – che Salvini vorrebbe far riemergere. Del resto, già cinque anni fa il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, sollevando il tema del contante, aveva posto l’accento sul perché della sparizione delle banconote da 500 euro. Banconote che oggi comunque è difficile togliere dai caveau e spendere e se vengono depositate sul conto corrente della banca fanno scattare la segnalazione alle autorità antiriciclaggio. Prima ancora che un contenitore fisico, la cassetta di sicurezza, posta all’interno di un locale blindato, videosorvegliato e dotato di impianti d’allarme, è un contratto che si stipula con la banca. Il costo medio del canone annuo va dai 100 ai 200 euro e può scendere (50) o salire fino a 500 in base alle dimensioni della cassetta. Nel canone di solito è compresa una copertura assicurativa sui beni contenuti fino a 10mila euro mentre estendere la garanzia fino a un massimo di 100mila euro comporta un premio aggiuntivo. La banca, che al momento della stipula del contratto registra l’identità del cliente (o di più intestatari della cassetta accertandosi che siano in vita) secondo l’articolo 1839 del Codice Civile «risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito». Quindi, non risponde in caso di furto o rapina a meno che, come ha anche sancito la giurisprudenza, non venga provata la mancata idoneità dei sistemi per garantire la sicurezza dei beni custoditi.
 
Il contratto salvaguarda la privacy del cliente perché la banca, avverte l’avvocato Giuseppe Farfaglia Tassitani (studio a Padova e Milano e portale consulenzalegaleitalia.it) non può verificare i contenuti delle cassette di sicurezza pur possedendo chiavi per aprirle oltre a quelle consegnate al cliente, di solito anche correntista. La cassetta di sicurezza non gode però di extraterritorialità. Può essere aperta quindi in caso di morte del titolare alla presenza di un notaio con gli eredi, e il valore del contenuto inserito nell’asse ereditario. Ma anche, per sospetti di evasione fiscale, riciclaggio, reati, recupero crediti, posta sotto sequestro o controllata su disposizione di un giudice anche da parte dell’Agenzia delle Entrate, della Guardia di Finanza e dell’agenzia della riscossione. E la banca è tenuta a segnalare alle autorità gli accessi alle cassette di sicurezza che possono diventare sospetti se molto frequenti e non magari solo prima delle vacanze per mettere al sicuro la collanina o l’anello d’oro dai ladri.