Domenica 14 Luglio 2024
LUCA BOLOGNINI
Economia

Boom di Smart tv, sono 18 milioni. La rivoluzione dello streaming

Allarme serie e film, la relazione annuale dell’Auditel: "I grandi colossi Usa soffocano il mercato". E c’è una spaccatura generazionale: il 70% della dieta mediatica dei giovani è su smartphone e tablet

Roma, 24 marzo 2023 - Come in Monopoli. Per vincere bisogna occupare velocemente più caselle possibili. Solo che le caselle per i colossi dello streaming sono le nostre smart tv. Netflix, Amazon Prime e Disney+ si dividono da sole il 74% del mercato italiano, secondo l’ultima rilevazione di JustWatch. Agli altri restano le briciole. I giganti americani hanno approfittato del boom delle tv intelligenti (cioè in grado di integrare i servizi web) per fare incetta di abbonamenti. In cinque anni questi apparecchi – secondo la relazione annuale che l’Auditel ha presentato ieri in Parlamento – sono aumentati del 210%, passando da 5,8 milioni a 18 milioni. Gli schermi connessi (dove vengono conteggiati anche gli smartphone) sono passati da 70 milioni a 93 milioni.

Lo streaming in Italia
Lo streaming in Italia

Il Rinascimento della tv (che molti avevano previsto), con la nascita di realtà locali in grado di raggiungere grandi pubblici e convivere accanto ai colossi proprio grazie a Internet, rischia di trasformarsi in un tardo Medioevo, dove regnano incontrastati solo pochi signori. Anche perché il futuro sarà inevitabilmente sempre più digitale. "I due tipi di televisione si trovano nello stesso ‘ambiente’, elemento che facilita allo spettatore il passaggio alle piattaforme, se non trova nulla di interessante nella tv tradizionale. Tutto con lo stesso telecomando. In passato erano su due mondi diversi. Oggi sempre di più – spiega Massimo Scaglioni, direttore del Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi dell’università Cattolica di Milano – una parte crescente della popolazione italiana accede a un ambiente in cui la scansione del palinsesto e l’offerta on demand si trovano nello stesso contenitore".

E c’è anche il fattore età: il 70% della dieta mediatica dei giovani tra 18 e 24 anni passa attraverso smartphone, tablet e computer, mentre per gli over 45 il mezzo preferito resta la tv tradizionale, a cui dedicano l’80% del loro menù informativo e di intrattenimento. Il futuro, insomma, sarà sempre più digitale.

E così per rallentare quella che viene definita nero su bianco "una marcia per egemonizzare il mercato", il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato che il governo presenterà una proposta di legge per garantire la trasparenza di dati e strategie usati dai grandi attori del mercato. "Nei diversi organici disegni di legge che presenteremo nei prossimi mesi uno riguarderà l’impresa del futuro, il metaverso e le piattaforme – ha fatto sapere –. Serve una regolazione più in sintonia con le nuove frontiere della tecnologia per garantire una vera libertà di scelta agli utenti e per questo serve trasparenza nelle metodologie usate dalle aziende", in particolare in relazione agli algoritmi che condizionano la selezione dei contenuti.

Il rialzo dei tassi di interesse, la frenata dei nuovi abbonamenti e il ribasso delle quotazioni in borsa hanno costretto anche i colossi americani a un drastico taglio alla produzione di contenuti originali (meno 40% nel 2022 rispetto al 2019) e alla stretta nella condivisione delle password per i contenuti.

Ma è la concentrazione a preoccupare di più, anche per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. L’indagine avviata dalla Ue sul cosiddetto Jedi Blue, un presunto patto tra Google e Meta per uccidere sul nascere qualsiasi tipo di concorrenza, potrà gettare ulteriore luce su quello che viene considerato un rischio per la democrazia digitale. Il timore è che il mercato, già saldamente presidiato da oligopolisti digitali globali, possa registrare un ulteriore preoccupante consolidamento delle posizioni dominanti. I broadcaster tradizionali stanno cercando di opporsi o attraverso la creazione di soggetti in grado di competere con i giganti statunitensi, come il progetto paneuropeo Media For Europe, o chiedendo interventi contro la pirateria. E nel 2021 la Rai ha incrementato del 100% i propri prodotti originali di intrattenimento e senza copione per RaiPlay. La partita a Monopoli, insomma, non è del tutto chiusa.