Il bimbo scelto come simbolo della mostra dedicata alla propaganda di Mao in Cina
Il bimbo scelto come simbolo della mostra dedicata alla propaganda di Mao in Cina

Forte dei Marmi (Lucca), 21 marzo 2016 - Diciamolo pure, suona strano che, a poche centinaia di metri dal cuore della località più vip (e non certo più economica) della costa toscana, qualcuno abbia pensato di dedicare una mostra alla propaganda cinese dell’epoca maoista. Proprio quella strong, voluta dall’ex presidente del Partito Comunista Mao Tse Tung, approdata a Forte dei Marmi. Ancor più strano è come varcato il cancello della splendida Villa Bertelli e arrivati al primo piano del luminoso edificio, esalti l’occhio l’atmosfera dei soggetti proposti: un trionfo di gioia, serenità, buoni sentimenti, lode alla famiglia, l’esaltazione della donna, non più raffigurata come madre, ma come operaia, contadina e rivoluzionaria a pieno titolo. Altro che libretto rosso, tutto questo in uno sgargiante technicolor. 


Merito della mostra “Chinese Propaganda Posters - Serve the People” - “ Cina rivoluzione - evoluzione. Manifesti della Propaganda (1949 - 1983)” a cura di Massimo Scaringella, che ha portato per la prima volta in Europa, dopo il successo riscosso a Buenos Aires e a Santiago del Cile, l’originale esposizione: «89 poster selezionati fra i 3000 della Hafnia Foundation di Xiamen, una delle più grandi collezioni, che ha l’obiettivo di far conoscere la Cina di ieri e quella di oggi» spiega il curatore, indicando i manifesti e i dipinti originali utilizzati come modelli per fogli stampati durante il periodo della presidenza di Mao Tse Tung e della Rivoluzione Culturale tra gli anni 1949 e 1983. Società, industria, socialismo, pittura le sezioni in cui si articola la mostra, che si dipana lungo il percorso storico e socio-culturale di un Paese mai stato vicino al nostro come oggi.


Una produzione artistica che rappresenta le utopie dell’epoca maoista, dove l’arte riflette la vita della classe operaia, al servizio della politica e dello sviluppo del socialismo. «Tutte le creazioni del periodo partono con il forum di letteratura e arte di Yan’an realizzato nel maggio 1942, in cui Mao Tse Tung tracciò le linee guida della “cultura rivoluzionaria” del Partito - sottolinea Massimo Scaringella - e i modelli d’arte che si sarebbero prodotti fino a dopo gli anni ’80 diventano vere e proprie opere di propaganda del Partito». Ecco che nei manifesti si alternano diversi stili, dal realismo sociale al tradizionale acquerello cinese, fino all’arte näif. Una vera meraviglia per il visitatore che, al di là del contenuto politico, si trova proiettato nel passato prossimo del colosso orientale, immerso in una una galleria di immagini, eroi e slogan, capace di riassumere tutta l’ideologia maoista: dalla fiducia nella Scienza (con una bimba al microscopio sogna di diventare dottoressa), alla centralità della comunità contadina, incorruttibile custode della conoscenza del vivere comune.

E ancora i visi felici degli agricoltore nei campi, le nuove donne lavoratrici alla guida dei trattori, mentre gli uomini sono militari a tempo pieno, eroi come Lei Feng, diventato un’icona popolare per aver combattuto nell’esercito di liberazione.  Un collage di immagini-cartolina che rappresenta al meglio le speranze più alte dell’utopia Maoista, tra frammenti di felicità familiare e purezza ideologica.

Orari:
Fino al 17 aprile. Orari: mar, mer, gio, ven, dom. 11–19; sab 11–22, lunedì chiuso
Fondazione Villa Bertelli, via Giuseppe Mazzini 200, Forte dei Marmi, Lucca, biglietti € 5
Info info: 0584/787251
Sito: www.villabertelli.it