di Cesare De Carlo Negoziare? Certo, ma da posizioni di forza. Lo proclamò Ronald Reagan nell’autunno 1986. Incontrava il sovietico Michail Gorbaciov a Reykjavik. Molti parlarono di fallimento. Niente affatto. Ne uscirono le premesse del trattato INF (eliminazione dei missili a corto e medio raggio). Fu firmato un anno e mezzo dopo. Ma nel frattempo Reagan aveva lanciato il più poderoso programma di riarmo dalla fine della seconda guerra mondiale. Il che bastò a forzare la mano a Gorbaciov. Oggi la...

di Cesare De Carlo

Negoziare? Certo, ma da posizioni di forza. Lo proclamò Ronald Reagan nell’autunno 1986. Incontrava il sovietico Michail Gorbaciov a Reykjavik. Molti parlarono di fallimento. Niente affatto. Ne uscirono le premesse del trattato INF (eliminazione dei missili a corto e medio raggio). Fu firmato un anno e mezzo dopo. Ma nel frattempo Reagan aveva lanciato il più poderoso programma di riarmo dalla fine della seconda guerra mondiale. Il che bastò a forzare la mano a Gorbaciov.

Oggi la superpotenza alternativa è la Cina, ancora comunista nel potere ma capitalista in economia. E il tremebondo Joe Biden ieri, nel suo summit virtuale con il presidente Xi Jinping, ha dato l’impressione di non conoscere o avere dimenticato l’assunto reaganiano. Non per quello che ha detto, ma per quello che non ha detto. Ha parlato di Afghanistan, di Corea del Nord, di Taiwan e Hong Kong. E poi di clima, di commercio, di ‘’stabilità strategica’’ dell’area del Pacifico. Ma in tre ore e mezzo non ha detto una parola sul Covid. Eppure è proprio il Covid che ci ha rovinato la vita.

È nato in Cina. Ed è la Cina che nega le ispezioni della Organizzazione Mondiale della Sanità. Ispezioni vitali, perchè è solo chiarendo le origini della pandemia che se ne potranno scongiurare altre. E poi c’è la questione dei risarcimenti. Nelle corti americane sono state già depositate class action contro il governo cinese. In questo summit il nuovo presidente americano avrebbe dovuto chiedere a Xi di aprirsi agli scienziati internazionali. Non una parola. E anche se fosse venuta, Xi avrebbe opposto l’arroganza della nuova superpotenza. Sa che gli Usa non sono più in una posizione di forza, ovvio che Biden non fosse in grado di strappare nulla a colui che bonariamente lo chiama ‘’vecchio amico’’. Xi ha l’ambizione di portare la Cina all’egemonia mondiale. Per cui considera esercitazioni retoriche gli appelli per il rispetto dei diritti umani e ancora di più le garanzie americane su Taiwan. La tv cinese le ha interpretate al contrario: "Gli Usa non ne appoggiano l’indipendenza". E Xi ha ripetuto che l’isola non deve "scherzare con il fuoco". Dovrà tornare alla madrepatria. Ma la sua dichiarazione più interessante è contenuta nel documento "storico" del Comitato Centrale. Mao ha commesso "errori" sfociati nelle "attività criminali" della Rivoluzione Culturale. L’aveva già detto Deng Xiaoping trenta anni fa. Xi sinora si era astenuto da un linguaggio del genere. Ma ora è di fatto presidente a vita e può pure sbarazzarsi del Grande Timoniere.