A sera, quando lo scostamento di bilancio da 8 miliardi di euro è passato di fatto all’unanimità in Parlamento, la parola che racconta la giornata è "chapeau". Lo dicono apertamente a Silvio Berlusconi Giuseppe Conte e i maggiorenti del Pd (da Nicola Zingaretti a Dario Franceschini): "Riconosco che è stato sempre costruttivo", osserva il premier. "Una scelta di responsabilità, che ha costretto gli alleati ad adeguarsi", insiste il ministro della Cultura. Ma lo dicono, dietro le quinte, anche al leader del Pd i governisti di Forza Italia: è stato lui a intessere i...

A sera, quando lo scostamento di bilancio da 8 miliardi di euro è passato di fatto all’unanimità in Parlamento, la parola che racconta la giornata è "chapeau". Lo dicono apertamente a Silvio Berlusconi Giuseppe Conte e i maggiorenti del Pd (da Nicola Zingaretti a Dario Franceschini): "Riconosco che è stato sempre costruttivo", osserva il premier. "Una scelta di responsabilità, che ha costretto gli alleati ad adeguarsi", insiste il ministro della Cultura. Ma lo dicono, dietro le quinte, anche al leader del Pd i governisti di Forza Italia: è stato lui a intessere i rapporti con Gianni Letta e Renato Brunetta per ottenere il via libera del Cavaliere al nuovo deficit di bilancio, per ora, e forse alla stessa manovra quando sarà. Ma qualche osservatore lo dice anche a Giorgia Meloni, perché Matteo Salvini era pronto a spaccare il centrodestra e, spiegano, solo la mossa della leaderd i Fd’I lo ha evitato. Per ora. Perché i malumori nell’opposizione restano tutti e più d’uno (La Russa in testa) si scaglia contro un Brunetta "troppo aperturista".

Insomma, se tutti cantano vittoria per il risultato ottenuto all’insegna dell’unità nazionale e il presidente della Repubblica benedice l’esito, non per questo cadono i sospetti. Non a caso, la seconda parola della giornata è "no al governissimo". E anche in questo caso lo spiega, più per forma che per radicata convinzione, Conte: "Nessun rischio, la maggioranza è forte e coesa". Lo rilancia lo stesso Zingaretti: "Non bisogna confondere la convergenza in un momento di bisogno, col retropensiero che si voglia far altro". E, per finire, lo ripete il Cavaliere: "Uniamo le forze di fronte alla pandemia, mantenendo, maggioranza e opposizione, il proprio ruolo".

Non hanno bisogno di insistere sul punto, invece, Salvini, la Meloni e Di Maio: tutti e tre fanno buon viso a cattivo gioco, ma vedono come il fumo negli occhi il dialogo, ormai avviato e decollato, tra Forza Italia e il Pd. E, d’altra parte, il modo in cui si è arrivati al Sì di tutto il centro-destra allo scostamento si è rivelato tortuoso e controverso. Dall’altra sera il ministro dell’Economia faceva capire che l’accordo con gli azzurri c’era già, quando Salvini e Meloni erano ancora per il no. Una fuga in avanti rilanciata ieri mattina da Berlusconi in solitaria: "Noi votiamo Sì, gli altri facciano come vogliono". Parole che fanno irrigidire e innervosire il leader leghista ("Che cosa sono questi contatti in solitaria?"), ma provvede la Meloni a ricomporre per ora i cocci: innanzitutto per non darla vinta alla sinistra che vuole la spaccatura. Comunque, gli 8 miliardi sono pronti per finanziare il decreto Ristori-quater a base di rinvio delle scadenze fiscali e delle rate della rottamazione a primavera, estendere gli aiuti a nuovi codici Ateco e prevedere una sorta di tredicesima per la cassa integrazione, la Cig di Natale da 500 euro.