Una recente. immagine di Liverpool-Real Madrid in Champions. Le due squadre fanno parte delle. 12 di Superlega
Una recente. immagine di Liverpool-Real Madrid in Champions. Le due squadre fanno parte delle. 12 di Superlega

Massimo

Donelli

Mio padre, portuale genovese, era un inconsapevole uomo di marketing. Applicava, infatti, alla nostra famiglia un precetto che nella vita mi ha regalato solo soddisfazioni. Questo: "O se va o nu se va" ("O le cose si fanno fino in fondo o è meglio lasciar perdere"). Vorrei suggerirlo all’Eca (European Club Association), all’Uefa (Union of European Football Associations) e alla Fifa (Fédération Internationale de Football Association). Li aiuterà a fare chiarezza fra loro e per noi tifosi, storditi non si sa bene se da uno strappo senza ritorno o da una provocazione per smuovere le acque paludose del calcio mondiale (governato dalla Fifa) partendo da quello europeo (governato dall’Uefa).

Se è uno strappo, vale il precetto paterno sopra citato. La Juventus (il cui presidente, Andrea Agnelli, era fino a ieri il leader dell’Eca) vuol fare la Superlega dei ricchi? Faccia pure. Ma esca dall’Uefa e dalla Fifa. E dica addio alla Serie A. Perché, come recita l’adagio genovese, "Sciûsciâ e sciorbî no se pêu". Ovvero non si può contemporaneamente soffiare e succhiare. Il resto del calcio? Avanti come prima. Naturalmente, i calciatori che sceglieranno la Superlega non potranno più essere tesserati Uefa e Fifa. Quindi non vestiranno più le maglie delle nazionali. E avranno mercato solo all’interno della nuova realtà. Idem gli allenatori e gli arbitri. Se, invece, fosse solo una provocazione? Lo sapremo presto. E qualcuno ci lascerà la faccia…