Lo storico rifugio Pian dei Fiacconi, a 2.626 metri sul versante nord della Marmolada
Lo storico rifugio Pian dei Fiacconi, a 2.626 metri sul versante nord della Marmolada
di Riccardo Jannello Poteva essere una strage, ma il blocco dell’attività causa Coronavirus può stavolta avere evitato il peggio. Una slavina con un fronte di oltre 600 metri ha spazzato via lo storico rifugio di Pian dei Fiacconi, a 2.626 metri sul versante nord della Marmolada. La forza della valanga ha travolto anche l’arrivo e gran parte dell’impianto di risalita che viene dal Lago di Fedaia. I danni sono...

di Riccardo Jannello

Poteva essere una strage, ma il blocco dell’attività causa Coronavirus può stavolta avere evitato il peggio. Una slavina con un fronte di oltre 600 metri ha spazzato via lo storico rifugio di Pian dei Fiacconi, a 2.626 metri sul versante nord della Marmolada. La forza della valanga ha travolto anche l’arrivo e gran parte dell’impianto di risalita che viene dal Lago di Fedaia. I danni sono ingenti, irreparabili per la struttura, da valutare quelli della seggiovia che comunque era inattiva da un anno. L’allarme valanghe era alto sulle Dolomiti per i temerari turisti che volevano sfidare la montagna anche in questo periodo così drammatico. Le preoccupazioni maggiori erano che si fosse ripetuta una tragedia come quella del 18 gennaio 2017 a Rigopiano, sull’appennino abruzzese. Quella valanga causò 29 morti e 11 feriti.

Il titolare del rifugio, Guido Trevisan, sperava di potere riaprire presto per salvare in parte la stagione frenata dalla pandemia. "Ma così – dice disperato osservando ciò che rimane di quello che era il gioiello di famiglia – è finito tutto. Venti anni di vita buttati via e chissà se avrò la forza, morale ed economica, per ricominciare".

Solo ieri mattina si è capito ciò che era accaduto. Un elicottero lunedì pomeriggio ha sorvolato la zona e ha visto com’era ridotto il rifugio dando l’allarme. Ma le squadre di soccorso non sono riuscite ad arrivare in quota. La slavina è partita da 3.300 metri. Le operazioni sono ricominciate all’alba e quando gli uomini del Soccorso Alpino dell’Alta Val di Fassa sono giunti a Pian dei Fiacconi si sono trovati davanti lo spettacolo che confermava le sensazioni avute dall’elicotterista. Metà struttura era crollata sotto il peso della valanga, metà sarà abbattuta per ragioni di sicurezza. "I muri sono stati spostati di dieci metri a valle – dice Trevisan –; le camere sono state scoperchiate e sono piombate sulla sala distruggendola. Sembra che qualcuno con le mani l’abbia preso facendolo scivolare lungo il pendio. Non so neppure se la slavina sia di lunedì o precedente, ma ormai non conta più nulla".