Il piccolo Hicham Sabir, 7 anni, che ha vissuto a lungo attaccato a un cuore artificiale
Il piccolo Hicham Sabir, 7 anni, che ha vissuto a lungo attaccato a un cuore artificiale
Dalla morte sfiorata al ritorno alla vita. A soli sette anni, dopo un arresto cardiaco e cinquecentoventicinque giorni attaccato a un cuore artificiale prima della liberazione, un trapianto record che l’ha riscattato da un rosario di sofferenze. Protagonista di questa storia incredibile, a lieto fine, è Hicham Sabir, un bambino marocchino operato all’ospedale Regina Margherita di Torino. "Mai un bimbo tanto piccolo – ha detto il dottor Carlo Pace Napoleone, a capo dell’equipe di cardiochirurghi pediatrici che ha...

Dalla morte sfiorata al ritorno alla vita. A soli sette anni, dopo un arresto cardiaco e cinquecentoventicinque giorni attaccato a un cuore artificiale prima della liberazione, un trapianto record che l’ha riscattato da un rosario di sofferenze. Protagonista di questa storia incredibile, a lieto fine, è Hicham Sabir, un bambino marocchino operato all’ospedale Regina Margherita di Torino.

"Mai un bimbo tanto piccolo – ha detto il dottor Carlo Pace Napoleone, a capo dell’equipe di cardiochirurghi pediatrici che ha eseguito il trapianto – è stato tanto a lungo attaccato al Berlin Heart, l’unico cuore artificiale che può essere usato sui bambini". Giunto a Torino in elisoccorso, Hicham è stato collegato alla macchina per ben 525 giorni prima dell’operazione. L’apprensione, la paura di non farcela, le lacrime dei suoi genitori: per fortuna l’intervento è andato per il meglio e ora il bambino è tornato a casa, coccolato dall’affetto della sua famiglia.

Nato in Marocco, ha condotto una vita tranquilla fino all’estate 2019, quando ha avuto i primi sintomi di una cardiomiopatia dilatativa, una malattia che nel tempo spegne il cuore. L’unica speranza si chiama trapianto. Nel suo paese, però, i medici hanno alzato bandiera bianca. Così Hicham e la madre hanno raggiunto il padre che per lavoro vive in Liguria e, dopo una breve degenza in un altro ospedale, è stato trasferito al Regina Margherita. Ma senza dargli neppure il tempo di entrare nella terapia intensiva cardiochirurgica, il cuore del bimbo si è fermato. Hicham è stato sottoposto a circolazione extra-corporea. E pochi giorni dopo, non evidenziandosi un recupero, è stato collegato al cuore artificiale. Attaccato alla macchina ha vissuto una degenza resa più dura dal Covid che ha blindato l’ospedale e sbarrato il passo all’ingresso di animatori, clown e animali da compagnia, tradizionali distrazioni per i baby degenti.

Ma Hicham, sottolinea Napoleone, "è molto sveglio". Inizia ad apprezzare la cucina italiana, cresce, impara la nostra lingua sotto gli occhi vigili del papà e della mamma, che nel frattempo mette alla luce un fratellino. Trascorre anche alcuni periodi nei locali dell’Isola di Margherita, lo spazio per le lungodegenze dell’Oncoematologia dove ogni paziente ha a disposizione una piccola suite. Poi il trapianto e il recupero. "In Marocco i medici mi avevano detto di riportare mio figlio a casa e aspettare che morisse – ricorda il papà –. E invece lui è tornato alla vita". Ha solo 7 anni, Hicham, ma ha già capito che (a volte) la vita non può andare avanti senza un atto di generosità come la donazione di un organo.