26 mar 2022

"Uccise la moglie, delirio di gelosia" L’ex prof assolto anche in appello

La procura aveva chiesto la condanna a 21 anni. Ma i giudici confermano: incapace di intendere e di volere

beatrice raspa
Cronaca

di Beatrice Raspa

La Corte d’assise nel dicembre 2020 aveva assolto Antonio Gozzini, ex docente di Fisica oggi 82enne che il 4 ottobre 2019 uccise a coltellate la moglie Cristina Maioli, 62 anni, nel loro appartamento di via Lombroso in città, per difetto di imputabilità dovuto a un vizio totale di mente. Colpa di una ‘gelosia delirante’ e ‘patologica’, scrissero i giudici di primo grado, suscitando non poche discussioni.

Ieri anche la Corte d’assise d’appello ha confermato l’assoluzione. Un verdetto arrivato dopo circa quattro ore di camera di consiglio, epilogo di un processo che ha rimesso faccia a faccia i consulenti di accusa e difesa, ineditamente allineati sulla tesi dell’insanità mentale dell’imputato, e di parte civile, l’unico poco convinto dall’idea della psicosi perché a suo dire non furono eseguiti test a sufficienza. Gozzini nel cuore della notte svegliò la sua seconda moglie, docente di Letteratura italiana all’Itis prossima alla pensione, e la massacrò tagliandole la gola, il torace e l’inguine. Poi rimase a vegliarne il cadavere per ore, lo raddrizzò nel letto, chiamò una vicina confessando il delitto e aspettò la polizia.

Il movente per il pm Claudia Passalacqua che aveva chiesto l’ergastolo sconfessando il suo stesso consulente, era quello di liberarsi dalla pressione della consorte che spingeva affinché si facesse ricoverare una vecchia depressione mai risolta. Gozzini a detta dell’accusa avrebbe inscenato a posteriori la storiella della gelosia per avere un salvacondotto, era perfettamente lucido quando eliminò la moglie. Ma la Corte d’assise non si era fatta convincere, scegliendo l’assoluzione per non imputabilità: "Deve essere chiara la profonda differenza tra la gelosia delirante quale sintomo di una patologia psichiatrica, dalla gelosia come stato d’animo passionale – aveva scritto il presidente Roberto Spanò nelle motivazioni della sentenza –. Paragonare le due condizioni è un errore enorme: si crea un parallelismo tra una persona che ha un disturbo di natura psicotica con una che fa una scelta di agire. Gozzini non poteva scegliere". Al contrario il procuratore generale Guido Rispoli ieri ha rilanciato la tesi della procura, chiedendo la condanna a 21 anni. "Questa gelosia patologica non aveva mai dato segnali prima dell’omicidio, se n’è parlato solo a posteriori per tentare di trovare una causa di non punibilità", ha detto in aula Rispoli ammonendo che una conferma dell’assoluzione avrebbe peraltro potuto lanciare messaggi ‘pericolosi’ a livello sociale.

Dal canto suo l’avvocato Jacopo Barzellotti ha riproposto la conclusione dei consulenti di accusa e difesa secondo cui ad armare Gozzini non fu tanto la depressione quanto "la marea montante di un delirio di gelosia che lo aveva fatto finire in un tunnel di malessere di cui non aveva parlato con nessuno e che lo faceva sentire senza scelta. Il disturbo psicotico è stato confermato anche dagli psichiatri della Rems che lo hanno visitato a gennaio. A distanza di anni manifesta sempre freddezza e totale incapacità critica circa il fatto reato, tipico dello psicotico. Non è vero inoltre che non volesse farsi ricoverare". E anche questa Corte ha concordato. Motivazioni tra 90 giorni.

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