16 mar 2022

Tre premier europei a Kiev: qui si fa la storia Da Biden 13 miliardi per l’Ucraina assediata

I leader di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia incontrano Zelensky. Missili sulla capitale, due giornalisti uccisi negli attacchi dei russi

tommaso strambi
Cronaca
Il premier polacco Mateusz Morawiecki con i. primi ministri ceco e sloveno, Petr Fiala e Janez Janša, ieri sera a Kiev
Il premier polacco Mateusz Morawiecki con i. primi ministri ceco e sloveno, Petr Fiala e Janez Janša, ieri sera a Kiev
Il premier polacco Mateusz Morawiecki con i. primi ministri ceco e sloveno, Petr Fiala e Janez Janša, ieri sera a Kiev

di Tommaso Strambi

Il suono delle sirene che ululano nelle strade di Kiev e delle altre città ucraine fa paura. Tremendamente paura. Ogni giorno di più. Come ieri mattina, quando pochi minuti dopo le 5 gli abitanti della capitale ucraina sono stati svegliati dall’ennesimo allarme. E, come ormai avviene, da venti giorni (tanti ne sono già passati), i cittadini hanno iniziato a correre nei rifugi. Più o meno di fortuna. Nei tunnel delle metropolitane (quella di Kiev durante il coprifuoco è completamente adibita a rifugio), nei sotterranei, nelle cantine, cercando riparo dalle bombe. Nelle ultime ore l’attacco delle forze inviate da Putin si è intensificato. E le ultime due giornate sono state contrassegnate da una pioggia incessante di missili (oltre 800) che hanno seminato morte (migliaia di vittime) e distruzione (tre milioni di rifugiati). E non hanno risparmiato centinaia di civili che cercavano di fuggire dall’incubo della guerra o che erano lì a documentare la ferocia scatenata dallo zar russo. L’assedio a Kiev si fa sempre più drammatico, spingendo le autorità ucraine a dichiarare un nuovo coprifuoco totale di 36 ore, fino a domani mattina. Il timore che le truppe russe stiano preparando l’assalto decisivo, dopo giorni di lento avvicinamento delle colonne di blindati, si fa sempre più forte.

LA VISITA

DEI TRE PREMIER

Ma nello stesso tempo si aprono gli spiragli di speranza per un cessate il fuoco, il prima possibile ("ci sono contraddizioni fondamentali. Ma c’è sicuramente spazio per un compromesso", scrive su Twitter Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky). La diplomazia non si è mai fermata e in queste ore sta intensificando gli sforzi. Non solo. Ieri sera i primi ministri di Slovenia, Polonia e Repubblica Ceca, Janez Jansa, Mateusz Morawiecki e Petr Fiala, sono arrivati in treno a Kiev (come fece, nel 1992, il presidente francese Francois Mitterrand che arrivò in treno a Sarajevo). E già nella notte i tre premier hanno incontrato Zelensky. Si tratta della prima visita di leader stranieri da quando è cominciata l’aggressione ordinata da Vladimir Putin. "È qui, nella Kiev dilaniata dalla guerra – scrive su Twitter il premier polacco Mateusz Morawiecki –, che si fa la storia. È qui che la libertà combatte il mondo della tirannia. È qui che il futuro di ciascuno di noi è in bilico". Una visita dalla grande "valenza simbolica" hanno subito sottolineato tanti osservatori. È il riconoscimento concreto e plastico che l’Europa non ha lasciato sola l’Ucraina. Un segnale chiaro per Mosca (e non solo).

IL MAXI STANZIAMENTO

DEL PRESIDENTE USA

Nelle stesse ore, anche il presidente americano, Joe Biden, ha annunciato di essere pronto a volare in Europa, la prossima settimana per partecipare al vertice straordinario della Nato e al Consiglio europeo sull’Ucraina con l’obiettivo di riaffermare l’impegno "ferreo" degli Stati Uniti verso gli alleati. Ma c’è di più. Ieri il presidente americano ha firmato una legge che prevede 13,6 miliardi di dollari di aiuti a Kiev per "affrontare l’invasione dell’Ucraina e l’impatto sui paesi circostanti".

I REPORTER

UCCISI

Purtroppo, però, in Ucraina si continua a morire. Com’è capitato, lunedì pomeriggio, al cameraman irlandese di Fox News, Pierre Zakrewski (55 anni) e alla producer ucraina Alexandra Kuvshinova. Mentre il corrispondente dell’emittente americana, Benjamin Hall, che si trovava con loro, nell’area a nordovest di Kiev, è rimasto gravemente ferito. I medici sono stati costretti ad amputargli parte di una gamba. E, purtroppo, non sono gli unici. Nelle strade sono centinaia i corpi a terra. Qualcuno, mosso da pietas, apppena può li copre con un telo. Un gesto con cui concede a quei corpi quella dignità che l’odio della guerra spazza via con i missili che piovono sulle città ucraine.

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