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22 giu 2022

Sulle armi nessun compromesso La resa di Conte è incondizionata

La crisi è troppo grave, Draghi vuole mani libere. Previsto un passaggio in Parlamento ogni tre mesi

22 giu 2022
antonella coppari
Cronaca
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica
Giuseppe Conte, 57 anni. Nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ci caratterizziamo per mandare qualche fucile in più? Mettiamo. a frutto la nostra capacità diplomatica

di Antonella Coppari "Ampio". Un aggettivo: è l’unica concessione che Draghi fa a Conte. Praticamente nulla. Dopo dodici ore di riunione, la risoluzione che il leader M5s è costretto a ingoiare non prevede lo stop all’invio delle armi o un voto sulle prossime mosse del governo in materia di Ucraina: solo il "necessario e ampio coinvolgimento" delle Camere, peraltro nel quadro di quanto previsto dall’oramai famoso decreto dello scorso febbraio (approvato a larghissima maggioranza) che garantisce l’invio di forniture militari a Zelensky. In soldoni, il governo mantiene la facoltà di decidere l’invio di nuove armi senza passare per il Parlamento. Dovrà solo riferire con cadenza trimestrale non necessariamente in aula ma, per quanto riguarda le dotazioni militari al Copasir (il ministro Guerini già ci è andato tre volte). Sottolinea il sottosegretario alla difesa Gioregio Mulè (FI): "Tutto resta come adesso". Insomma, una resa quasi incondizionata. Poco prima dell’epilogo la capogruppo M5s al Senato, Mariolina Castellone aveva rifiutato un testo praticamente identico: mancava solo quell’aggettivo. Ancora sul piede di guerra (appoggiato da LeU) il leader pentastellato aveva convocato il consiglio nazionale, il vertice fiume di maggioranza era stato bruscamente sospeso. L’ipotesi di rottura sembrava dietro l’angolo, finché non è arriva il diktat ruvido che ha cambiato le carte in tavolo: "O accetti quella formulazione, e con te lo fa LeU, o il resto della maggioranza presenta la risoluzione scarna e laconica proposta da Pier Ferdinando Casini: ’ascoltato il presidente del consiglio, il Senato approva’". Firmarla sarebbe stata la "disfatta", rifiutare la firma però avrebbe inevitabilmente portato all’uscita dall’esecutivo, all’appoggio esterno e forse anche al passaggio all’opposizione. Sulla scelta, già difficile di Conte, pesava peraltro la mossa dirompente di Di Maio: l’annuncio della scissione. Con lo strappo i 5stelle ’lealisti’ avrebbero offerto allo scissionista un alibi di valore impareggiabile, invogliando così molti tra ...

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