Venerdì 19 Luglio 2024
dagli inviati ANNA GIORGI e GABRIELE MORONI
Cronaca

Strage di Erba, nessun nuovo processo: ergastolo confermato per Olindo e Rosa

Dopo la camera di consiglio durata quasi 5 ore si conclude con l’inammissibilità delle istanze di revisione della sentenza di condanna per i coniugi. I legali: “Ricorreremo in Cassazione”. Azouz Marzouk: “Deluso”. I Castagna: “Grande sollievo”

Brescia, 10 luglio 2024 – Dopo la camera di consiglio durata quasi 5 ore si conclude con la inammissibilità delle istanze di revisione della sentenza di condanna all'ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi ritenuti colpevoli della strage di Erba dell'11 dicembre 2006. Una era stata presentata dal sostituto pg di Milano Bruno Tarfusser, un’altra dal tutore di Olindo e Rosa, l'avvocato Diego Soddu, e la terza dai difensori dei coniugi Romano, Nico D'Ascola, Fabio Schembri, Patrizia Morello e Luisa Bordeaux. Raffaella Castagna, il suo bambino Youssef di due anni, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini vennero massacrati a sprangate e coltellate.

L'arrivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi in tribunale
L'arrivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi in tribunale

Quelle presentate come “nuove prove” sono fuffa, è il senso della decisione dei magistrati guidati dal presidente Antonio Minervini, nulla che possa intaccare l'epilogo sempre uguale in ogni grado di giudizio. Perché, va detto, tanto sui media e nell'opinione pubblica il dibattito tra innocentisti e colpevolisti è stato incessante per 18 anni, tanto la giustizia non ha mai manifestato dubbi.

Dopo il verdetto il procuratore Guido Rispoli e l'Avvocato dello Stato, Domenico Chiaro, che avevano chiesto di dichiarare inammissibili le istanze, hanno detto di essere “soddisfatti". Gli atti vanno studiati dalla 'a' alla 'z', ho l'impressione che molti di quelli che hanno argomentato in aula non avessero letto le carte. Questa sentenza conferma le prove “granitiche” sancite nelle tre sentenze.

Nel frattempo, Rosa e Olindo continuano a restare separati: lui nel carcere di Bollate, lei in quello di Opera da dove qualche volta esce per lavorare in una cooperativa esterna che si occupa di pulizie.

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I legali di Olindo e Rosa: “Ricorreremo in Cassazione”

Secondo l'avvocato Fabio Schembri, legale di Olindo Romano e Rosa Bazzi, la sentenza della Corte d'Appello di Brescia presenta un “vizio di legittimità perché non sono state assunte le prove”. E ha aggiunto: “È stata emessa una sentenza, leggeremo le motivazioni e ricorreremo in Cassazione”. I coniugi hanno ascoltato la lettura della sentenza nella gabbia degli imputati e Rosa è scoppiata a piangere.

Azouz Marzouk: “Sono deluso”

“Sono deluso, io resto convinto che non siano stati loro. Finché non verranno riaperte davvero le indagini resto della mia idea. Gli assassini sono ancora in giro”, ha commentato Azouz Marzouk, padre e marito di due delle quattro vittime della strage di Erba. Parte civile ma convinto dell'innocenza dei condannati a chi gli ha chiesto se è il momento di chiedere scusa ai fratelli Castagna, Azouz ha replicato: “Non li conosco”.

L’avvocato dei Castagna: “Grande sollievo”

“C'è un'unica parola che mi sento di pronunciare per conto dei fratelli Castagna: grande sollievo. Finalmente possono girare pagina definitivamente non sono felici ma è un grosso peso che se ne va”, ha commentato il legale dei Castagna. E i due fratelli di Raffaella, Beppe e Pietro hanno lasciato il loro pensiero in un post su Facebook: “Ora speriamo tutti trovare pace e che gente senza scrupoli né morale guardi questo video e ci chieda scusa. Chiedete scusa al piccolo Fefe, a Raffaella, a nostra madre Paola, alla signora Valeria, al signor Mario , a Elena e Andrea, a nostro padre, a Beppe e a me. A tutti noi”. Nel filmato scorrono alcune fotografie dei familiari morti nella strage.

I legali dei Frigerio: “Un grosso passo avanti”

“È veramente un grosso passo avanti verso la fine di questa storia. C'è chi ha provato a mettere in dubbio la memoria di Mario Frigerio, persona lucida, completamente in grado di raccontare la verità'”, ha affermato Adamo De Rinaldis, legale della famiglia Frigerio.

Tarfusser: “Schifato dal sistema”

Non mi riconosco più in una Magistratura, a cui ho dedicato 40 anni della mia vita, che ha perso il metodo del dubbio. Che cosa costava assumere delle prove e decidere?”. Cuno Tarfusser ha reagito  alla sentenza. “Ricordiamoci che c'è il ricorso in Cassazione - ha detto il magistrato - io non ci sarò? Sono schifato da questo sistema. Io sarò in pensione. Me ne vado”.

Gli elementi forti della difesa

Tra i 15 punti proposti dalla difesa tre erano gli elementi ritenuti "forti" dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi: Fabio Schembri, Luisa Bordeaux, Nico D'Ascola e Patrizia Morello. Su questi è stata chiesta principalmente la riapertura:

- Il riconoscimento di Olindo Romano fatto da Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, unico sopravvissuto, deceduto nel 2014

- la ricostruzione della morte di Valeria Cherubini

- la macchia di sangue sull'auto dei Romano

Il riconoscimento di Olindo Romano 

Mario Frigerio in un primo tempo descrisse l'uomo che era comparso sulla porta di casa Castagna e che gli aveva trapassato la gola con un coltello come un individuo dall'incarnato olivastro, capigliatura nera somaticamente diverso dal netturbino di Erba. Secondo la consulenza difensiva, Mario Frigerio, che rimase disteso sul pianerottolo davanti all'appartamento di Raffaella Castagna date alle fiamme dopo il massacro, riportò però un’intossicazione da monossido di carbonio. Questo gli provocò una cerebrolesione che determinò un "complessivo scadimento delle funzioni cognitive" in particolare lo sviluppo di una amnesia retrograda ( ovvero incapacità di ricordare informazioni acquisite dopo la cerebrolesione).

A parere del pool di neurologi e neuropsichiatri schierato dalla difesa, è scientificamente impossibile che un ricordo cambi in maniera così radicale passando dalla descrizione di un volto sconosciuto a quello di uno familiare.

La morte di Valeria Cherubini

Quando Olindo e Rosa descrissero autoaccusandosi l'uccisione della vicina, i due ergastolani fornirono una versione inattendibile accolta poi nelle sentenze. Sostennero di avere colpito la donna sul pianerottolo di casa Castagna e di essersi poi rifugiati nel loro appartamento al piano terra, di essersi cambiati, avere riempito dei sacchi con i vestiti e le armi utilizzate e di essere usciti senza essere stati visti da nessuno. Ecco quello che contesta la difesa: le invocazioni di aiuto di Valeria Cherubini raggiunsero due condomini della corte di via Diaz, i primi ad accorrere richiamati dell'incendio in casa di Raffaella. La Cherubini venne trovata nel suo alloggio senza vita, accanto alla finestra, dopo una coltellata che le aveva reciso la lingua e otto colpi al capo. Il cadavere presentava una lesione del muscolo psoas, che collega le gambe alla parte superiore del corpo quindi quando riecheggiarono le sue grida la donna era ancora viva: sempre per la difesa non avrebbe quindi potuto risalire in casa con lo psoas tagliato e gridare con la lingua recisa. Invece secondo Olindo e Rosa la Cherubini era viva e fuggiva lungo le scale. Quindi, chi aveva compiuto l’eccidio si trovava ancora all’interno del condominio.

Se gli autori fossero stati i Romano, sarebbero stati notati e riconosciuti se lordi di sangue fossero scesi in cortile ormai in allarme per l'incendio. Invece gli assassini presero un'altra via di fuga, dal terrazzino di Raffaella o dal tetto.

La macchia di sangue

Per l’accusa la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco della Seat Arosa è la prova regina della colpevolezza dei Romano. La difesa sostiene: il consulente, il genetista forense Marzio Capra ha osservato una difformità tra la traccia ematica così come repertata dai carabinieri, rispetto alle caratteristiche accettate nelle analisi di laboratorio svolte all’università di Pavia. Non sarebbe cioè la stessa.