Jerome Powell, presidente della Fed
Jerome Powell, presidente della Fed

Salvare l’economia del Paese è la sfida principale per il nuovo Afghanistan talebano. L’arrivo al potere delle milizie coraniche ha avuto come prima conseguenza lo stop agli aiuti internazionali. A un ritmo di circa 4 miliardi di dollari all’anno, nelle casse di Kabul sono arrivati fondi cumulati in "assistenza ufficiale allo sviluppo" per 76,6 miliardi. Cui vanno aggiunti altri 50 miliardi di aiuti militari.

Tra il 2002 e il 2020 il Pil del Paese è passato da 4,055 miliardi a poco meno di 20 miliardi di dollari. E la dipendenza dagli afflussi di denaro dall’estero si è ridotta da oltre il 90% a circa il 40% del Pil. Ma la spesa pubblica resta finanziata al 75% dai prestiti agevolati stranieri. Ritrovare l’accesso a questi fondi è cruciale per il nuovo governo talebano, che si è visto anche congelare riserve monetarie per 9 miliardi di dollari per lo più conservate all’estero: 7 miliardi presso la Fed, 1,3 miliardi presso altri conti internazionali e 700 milioni presso la Bri. In mano ai nuovi ‘padroni’ di Kabul non resterebbero che 18 milioni di dollari per pagare gli stipendi e sfamare la popolazione in difficoltà. Il ritiro Usa ha inoltre spinto Western Union e MoneyGram a interrompere le transazioni verso l’Afghanistan, bloccando un flusso di rimesse che nel 2020 ha sfiorato gli 800 milioni di dollari.