Lunedì 17 Giugno 2024

Poveri insegnanti, stipendi al lumicino. Solo Bolzano li paga come nei Paesi europei

Alto Adige, incentivi e ore di lezione in più. Un prof arriva a 3.000 euro dopo 9 anni. La Cisl: lo Stato alzi i compensi, le Regioni devono integrare coi loro fondi

Roma, 31 genaio 2023 - C’è un pezzo d’Italia dove gli insegnanti sono pagati come in Europa. È l’Alto Adige, provincia a statuto speciale che ha fatto leva sulla sua unicità (e sulle risorse a disposizione) per valorizzare i docenti e pagarli di più. Un maestro delle elementari appena assunto si vede aggiungere allo stipendio base 380 euro lordi al mese, 630 dopo nove anni (così si arriva a circa 2.500 euro lordi). Ai prof delle medie il surplus è di 640 euro a inizio carriera e 970 euro lordi dopo nove anni di lavoro (e si arriva a 2.700 euro lordi). E per i prof di liceo, dopo nove anni di servizio, l’indennità aggiuntiva è di 880 euro (in totale diventano circa 3.000 lordi).

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insegnante
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L’Alto-Adige è la dimostrazione di come potrebbe essere una scuola con stipendi integrati da interventi regionali. L’integrazione di Bolzano non è però legata all’inflazione, ma al riconoscimento del valore della scuola. Una scelta politica che prevede un miglioramento dell’offerta scolastica per gli studenti. I docenti assicurano due ore settimanali di insegnamento in più e 220 ore funzionali in più all’anno. "Sono ore in più – dice il direttore della ripartizione Intendenza scolastica per la scuola italiana, Tonino Tuttolomondo – che comprendono la formazione, attività parascolastiche, la partecipazione agli organi collegiali. Prestazioni lavorative superiori a quanto previsto dal contratto collettivo".

La domanda è ovvia: Bolzano è un unicum nazionale, oppure può essere preso d’esempio? Al netto dell’autonomia, secondo la Cisl le Regioni potrebbero fare molto di più per la scuola statale e per gli stipendi dei prof. "Partiamo dal fatto che lo stipendio dei docenti è troppo basso – mette le carte in tavola Ivana Barbacci, segretaria nazionale della Cisl Scuola – Non è sostenibile pagare un insegnante 1.200 euro al mese, bisogna partire da almeno 1500/1600". Uno scoglio finora insormontabile, ma anche su questo, chiede la Cisl, serve uno sforzo. "Partiamo valorizzando il middle management scolastico – dice Barbacci –. Incentiviamo di più i docenti vicari dei presidi, i tutor e i coordinatori di classe". Dopodiché si apre lo spazio per l’intervento “locale“. E qui lo sforzo tocca alle Regioni. "Già oggi potrebbero intervenire finanziando progetti per le scuole, ad esempio contro la dispersione scolastica, in modo da destinare risorse agli studenti e ai professori che se ne occupano". In maniera strutturale, non a spot.

"La Conferenza Stato Regioni potrebbe stabilire criteri per l’intervento regionale – prosegue la sindacalista –, ad esempio decidendo a livello nazionale che una quota di bilancio regionale sia destinata alla scuola, magari tenendo conto del numero dei docenti. Poi si possono programmare progetti annuali finanziati per le scuole". Utopia? "No, è già possibile, ma nessuna Regione lo fa, perché spendono più per progetti di interesse politico che educativo". Tra l’altro se si rompesse questo tabù si potrebbe parlare di contrattazione di secondo livello regionale. "Si potrebbe introdurre il welfare contrattuale – allarga lo sguardo la segretaria della Cisl Scuola –. Cosa impedirebbe alle Regioni di assegnare bonus ai docenti? Bonus sanitari in Campania dove la sanità pubblica funziona male, bonus per gli affitti o i trasporti locali in Lombardia dove il costo della vita è più alto".

Morale, Bolzano può fare scuola. Nell’attesa, l’Alto Adige apre le porte delle sue scuole con un concorso per 71 posti. Finora ci sono solo 136 partecipanti. L’unica richiesta è restare lassù per tre anni. Ma lo "sforzo" è ben ripagato.