GAGGIO MONTANO (Bologna) "Per dire ‘mi dispiace’ bisogna che ci pensi molto!". Il corpo di Natalia Chinni era stato trovato da poche ore senza vita nella casa di Santa Maria Villiana. E già nell’abitazione di fronte, dove vive suo cugino, arrestato l’altro giorno con l’accusa di averla uccisa con un colpo di fucile, lui e la moglie ridevano della difficoltà, di lui, persino di fingere dispiacere davanti alle telecamere. C’è un’ambientale, nel corpo dell’ordinanza in cui il gip Domenico Panza dispone i domiciliari per il cacciatore...

GAGGIO MONTANO (Bologna)

"Per dire ‘mi dispiace’ bisogna che ci pensi molto!". Il corpo di Natalia Chinni era stato trovato da poche ore senza vita nella casa di Santa Maria Villiana. E già nell’abitazione di fronte, dove vive suo cugino, arrestato l’altro giorno con l’accusa di averla uccisa con un colpo di fucile, lui e la moglie ridevano della difficoltà, di lui, persino di fingere dispiacere davanti alle telecamere. C’è un’ambientale, nel corpo dell’ordinanza in cui il gip Domenico Panza dispone i domiciliari per il cacciatore 72enne di Gaggio Montano, che dimostra il livello di odio maturato nei confronti della cugina. Un disprezzo nato per motivi banali di vicinato e diventato, il 29 ottobre scorso, il movente – secondo le accuse – di un delitto assurdo, con la vittima colpita a bruciapelo, mentre inginocchiata sistemava la recizione che divide le due proprietà. Sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia di Vergato a raccogliere gli elementi che portano a ritenere Ferrari il responsabile di quella morte. Partendo da una certezza: la paura che la vittima nutriva nei confronti del cugino. "Quando vai a Santa Maria – aveva scritto su Whatsapp Natalia alla sorella pochi giorni prima – stai attenta. Quello è pazzo e vendicativo". Quando il corpo dell’insegnante in pensione era stato trovato, la sera del 29, dal figlio, i militari dell’Arma erano andati subito da Ferrari: "Io e mia moglie siamo stati fuori dalle 8 alle 18, lo posso documentare", aveva risposto il suo alibi quasi perfetto. Quasi. Perché le indagini hanno permesso di scoprire la falla: dall’autopsia, è emerso come Natalia Chinni sia stata uccisa tra le 9,20 e le 10,30 del mattino. Ferrari e sua moglie, in quell’orario, avevano detto di trovarsi in un bar di Silla. Ma qui le telecamere (aggiustate il giorno prima dopo mesi) non li riprendono mai. E i titolari dicono di non averli visti. Nessuno scontrino, nessuna prova. Invece, i Gps dei loro telefoni li posizionano a Santa Maria: lui nel bosco, dove viene colpita Natalia; la moglie in casa. E poi c’è l’esito dello stub, il test che ‘rintraccia’ la polvere da sparo: che è positivo, con un ‘riscontro medio’ dato probabilmente dal tempo trascorso tra il colpo e l’esame a cui l’uomo viene sottoposto. Manca l’arma del delitto, un fucile calibro 12, forse quello appartenuto al padre di Ferrari e non denunciato dopo la morte dell’uomo, buttato chissà dove. Resta il dramma di Natalia, sopravvissuta per lunghissimi minuti, in cui ha tentato di chiedere aiuto. "La accompagnavo quasi sempre in quella casa – piange il marito Luigi –, quella mattina la lasciai andare da sola. Questo mi fa stare ancora più male".

Nicoletta Tempera

Nicola Bianchi