Paolo

Pellegrini

No, cara Nigella no, così non va. Ma davvero: la crociata anti-puttanesca delle food writer – mi scusi, ma a definirla "cuoca" proprio non ci riesco – più sexy d’Oltremanica non ci piace. Intanto, Oltremanica: ci saranno anche chef eccelsi, ma spesso il popolo di turisti, dalle sue parti, non riesce ad andare più in là di un pudding o di un fish & chips... E allora cosa c’è, giochiamo sulle parole? La "puttanesca" le provoca un prurito revanscista da alabardiera di un ridicolo "#MeToo della pasta"? Ecco, se lo tenga, perché non ci stiamo a un colpo di spugna sulle leggende, tutte fascinose e suggestive, fiorite sull’origine di questo nome, pur se ci narrano – ma non tutte – di ragazze "di vita".

E vuol sapere dove? A Napoli! Sarebbe come cancellare Totò, Eduardo, Pulcinella, e perfino Maradona. No, dai. Ma c’è di peggio. Milady cambierebbe il nome da puttanesca in "sciattona". Peggio mi sento. Perché perfino Sandro Petti, che ne potrebbe essere uno degli inventori, quella sera che si trovò ad arrangiare il piatto ci mise dentro il meglio che aveva: pomodoro, olio extravergine, aglio, olive nere di Gaeta, capperi e origano. In una parola, Italia. E sole, e mare. Altro che "sciattona". E non si permetta mai, Milady, di associare questo nome all’immagine trita del cuoco unto, bisunto, sudaticcio e sudiciotto, e magari come insinuerebbe volentieri qualcuno anche strafatto. Sciattone, insomma. No, non siamo così, in cucina.