Giorgio Caccamo Dall’incentivo all’inventiva il passo è breve. Se dici agli italiani che pagando solo con carte o app possono ottenere un rimborso (sì, cashback vuol dire semplicemente questo), allora è normale che il popolo di santi poeti e navigatori diventi anche popolo di pagatori digitali. Meno normale è cantare le...

Giorgio

Caccamo

Dall’incentivo all’inventiva il passo è breve. Se dici agli italiani che pagando solo con carte o app possono ottenere un rimborso (sì, cashback vuol dire semplicemente questo), allora è normale che il popolo di santi poeti e navigatori diventi anche popolo di pagatori digitali. Meno normale è cantare le magnifiche sorti e progressive del piano cashless, convincere gli italiani con la promessa di bonus e sconti e poi rimangiarsi tutto.

Agli italiani è stato detto che il futuro, anzi il presente, è digitale, virtuale, anche nei pagamenti. L’unica cosa concreta è quel rettangolino di plastica (anzi: quei rettangolini, dato che i portafogli si sono riempiti di più di una carta), lo stesso strumento che – ve lo ricordate? – prima utilizzavamo più per prelevare i contanti allo sportello bancomat che non per pagare anche solo un caffè al bar o il parcheggio o un panino in pausa pranzo. Ecco, i contanti, su cui il governo aveva apposto il suo timbro da lettera scarlatta: vietatissimi perché non tracciabili, dunque andavano sostituiti da metodi anti evasione più efficaci. E così si sono inventati il cashback – che poi nel mondo delle carte di credito esiste almeno dal 1986 – per provare l’impossibile: far cambiare le abitudini agli italiani, tra i meno digitalizzati d’Europa. In parte c’erano riusciti, perché la promessa di un premio è da sempre l’incentivo che meglio funziona a queste latitudini. Ora si torna indietro, niente più cashback, niente più bonus, niente più super premi, anche perché per raggiungerli l’italica inventiva ha partorito mezzucci da furbetti. Con-tanti saluti alla lotta all’evasione.