Alessandro Gallo Un paio di scarpe battute all’asta per un milione e 472mila dollari. Il fortunato e ricco collezionista è Nick Fiorella, le sneakers datate 1984, che si nascondono dietro la sigla Nike Air Ships, furono indossate, durante la sua prima stagione Nba, da Michael Jordan. Se il quasi...

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Gallo

Un paio di scarpe battute all’asta per un milione e 472mila dollari. Il fortunato e ricco collezionista è Nick Fiorella, le sneakers datate 1984, che si nascondono dietro la sigla Nike Air Ships, furono indossate, durante la sua prima stagione Nba, da Michael Jordan.

Se il quasi milione e mezzo di dollari rappresenti una cifra spropositata, lo scopriremo tra un secolo. Quel che è certo è che la cifra – record – attesta la grandezza di quello che negli States, quando giocava, veniva chiamato "his airness" o MJ.

Il dibattito su chi sia il più grande, in qualsiasi sport (Maradona o Pelè? Fangio o Schumacher?) è sempre aperto e, anche Jordan, non sfugge al principio. Ma Michael non è solo un ex giocatore pieno di anelli alle dita, ma un marchio, un brand. Meglio, un re Mida, capace di trasformare in oro tutto quello che tocca. E, nel caso delle scarpette, che calza.

Del resto la Nba gli deve tanto, tutto. Se il rilancio del campionato di basket a stelle e strisce parte dalla rivalità tra il bianco Larry Bird, figlio dell’operosità di Boston e il moro Magic Johnson (eroe di Los Angeles), la grandezza assoluta viene toccata con Jordan. Il più forte sul campo, il più lesto a capire come il suo nome avrebbe potuto promuovere un marchio (Nike).

Canestri, ma anche pellicole – ricordate Space Jam? –, un vero manager di se stesso. E il milione e mezzo di dollari per un paio di scarpe dell’anno da rookie nella Nba ci fa capire l’impronta che MJ ha lasciato e continua a lasciare in questo mondo.