Sciopero treni, è caos. Cancellazioni e ritardi: Italia bloccata. L’ira di Salvini: “Scene indegne e inaccettabili. Non si ripeterà”

E all’astensione dal lavoro di 8 ore del 30 novembre se ne sommerà una di 24 ore che terminerà alle 21 dell’1 dicembre

Roma, 30 novembre 2023 – Treni cancellati o in forte ritardo. Migliaia di persone ammassate sulle banchine delle stazioni, da nor a sud, o davanti ai tabellini elettronici che aggiornano via via ritardi e cancellazioni dei convogli. E mentre i sindacati dichiarano la loro soddisfazione per “l’alta adesione” all’astensione dal lavoro, dall’altra ci sono migliaia di viaggiatori, chi arrabbiato e chi deluso, oltre al ministro dei Trasporti Matteo Salvini che bolla come “scene indegne e inaccettabili nelle stazioni italiane, non più tollerabili”. Ma andiamo con ordine.

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Lo sciopero

Giovedì 30 novembre è stata una giornata di passione per chi doveva viaggiare in treno. Convogli in ritardo o cancellati. Colpa dello sciopero di 8 ore (dalle 9 alle 17) indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Orsa trasporti e Fast Confsal a seguito dell'incidente ferroviario avvenuto martedì a Thurio di Corigliano Rossano, in Calabria: un camion è rimasto bloccato fra le sbarre di un passaggio a livello. Un treno in arrivo l’ha travolto e sono morti il conducente del tir e il macchinista del treno.

Il caos nelle stazioni

Da Nord a Sud migliaia di persone sono rimaste bloccate. Chi ha dovuto attendere per molti minuti l’arrivo del treno e chi, dopo l’annuncio del prolungarsi dell’attesa, si è visto cancellare il viaggio. Più nel dettaglio, regionali tutti fermi in partenza da Genova. Diverse soppressioni di treni soprattutto regionali in partenza da Roma, Bologna, Palermo, Reggio Calabria. Chiusa la linea 2 della metropolitana di Napoli con ritardi e cancellazioni per i treni regionali. Tutti soppressi i treni, anche intercity, sulla dorsale adriatica e molte cancellazioni intercity sulla dorsale tirrenica.

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La stazione di Firenze

Numerosi ritardi, alcuni anche di 60 minuti, diverse cancellazioni e tanti disagi nella stazione di Firenze Santa Maria Novella. Lo sciopero ha avuto ripercussioni soprattutto sui convogli regionali e sono tanti i pendolari che a Santa Maria Novella hanno dovuto attendere anche oltre un'ora prima di partire. “Sapevo dello sciopero racconta una studentessa universitaria ma non pensavo di rimanere ferma in stazione per così tanto tempo. Stamani, a differenza di alcune mie colleghe, non ho avuto problemi ma ora l'attesa è tanta”. A lei fa eco un uomo sui 50 anni, pendolare. “Sono arrivato in stazione alle 16.40 e sono partito circa 50 minuti dopo e il treno si fermerà in tutte le stazioni della tratta”. Intanto, alle 17, erano ancora tante le persone ferme lungo le banchine o al centro della stazione in attesa di partire.

Bloccati a Milano Centrale

Giornata difficile anche in Lombardia anche dopo la fine dello sciopero indetto dai sindacati fino alle 17. Molte persone in attesa del proprio treno in particolare alla stazione Centrale di Milano. Ci sono state cancellazioni (anche dopo l'avvio della fascia di garanzia prevista fino alle 21). Consistenti anche i ritardi, che arrivano anche ai 60 minuti.

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Sindacati: “Adesioni fra l’80 e il 100%”

Soddisfazione fra i sindacati per l’alta adesione allo sciopero. Adesioni alte nella manutenzione Rfi fino all'80% e Trenitalia fino al 100% in alcune regioni come il Piemonte, spiegano i sindacati. "Giusto lo sciopero per l'ennesimo incidente ferroviario in Calabria”, afferma il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo, denunciando che quanto accaduto “non è per pura fatalità”, ma deriva dalle “condizioni disastrose” in cui versano le ferrovie italiane, «in particolare nel Mezzogiorno”, dove gli «standard di sicurezza sono ridotti ai minimi termini, con linee antiquate, a binario unico senza elettrificazione”.

L’Ira di Salvini

E il ministro Matteo Salvini (che nello scorse settimane aveva precettato i lavoratori del settore trasporti) si scaglia contro lo sciopero di otto ore nelle ferrovie, che ha colpito in particolar modo i pendolari. Per il vicepremier e ministro dei Trasporti si sono viste “scene indegne e inaccettabili nelle stazioni italiane” con “ritardi, treni cancellati e lunghe code di cittadini esasperati”. Una cosa «intollerabile», ha tuonato il titolare del Mit. "Ritardi, treni cancellati e lunghe code: scene indegne e inaccettabili oggi nelle stazioni italiane. Per rispetto di chi ha perso la vita sul lavoro non siamo intervenuti, come invece successo recentemente, ma è chiaro che il sacrosanto diritto alla mobilitazione non può cancellare quello di milioni di cittadini che devono viaggiare. Questa giornata rende ancora più evidente che scioperi di troppe ore hanno ricadute pesantissime sulle vite di troppe persone incolpevoli. Lo trovo intollerabile. È mia intenzione fare di tutto affinché simili scene non si ripetano, anche se auspico che i sindacati evitino iniziative irragionevoli", ha scritto sui social il vicepremier e ministro Matteo Salvini.

Ma non è finita: dalle 21 un nuovo sciopero

Ma non è finita alle 21 di oggi scatta un nuovo sciopero (e non è da escludere che proprio la somma delle due astensioni dal lavoro abbia, anche nel periodo fra le 17 e le 21, amplificato l’effetto). A partire dalle 21 del 30 novembre, fino alla stessa ora del giorno successivo, venerdì 1 novembre potranno infatti esserci nuove cancellazioni e ritardi su tutta la linea ferroviaria: treni regionali, interregionali e Frecce. Uno sciopero proclamato dalle sigle CAT, Cub Trasporti, SGB e USB Lavoro Privato sempre per protestare sulle condizioni di sicurezza delle ferrovie dopo l’incidente avvenuto in Calabria.

Fasce di garanzie e treni garantiti

Sono garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali dalle ore 6 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 21 (come da Orario ufficiale Trenitalia e Trenord).

Niente precettazione

Ma come è stato possibile proclamare uno sciopero con così poco preavviso e perché Salvini non ha precettato i lavoratori come nelle precedenti occasioni? Le norme prevedono che si possa proclamare uno sciopero, anche immediato, in presenza di motivi legati alla sicurezza (in questo caso un incidente sul lavoro in cui sono morte 2 persone). Motivazioni davanti alle quali un intervento di precettazione del ministro avrebbe scatenato polemiche e reazioni difficilmente prevedibili.