di Alberto Celata e Nicola Ciuffoletti VALENTANO (Viterbo) Sul lago di Mezzano è calato il silenzio, quasi surreale, dopo l’esplosione di suoni, balli e sballo, (almeno sei sono finiti in coma etilico) che ha caratterizzato i giorni del rave, concluso ieri. A cantare, ora, sono le cicale e il piccolo lago di origine vulcanica, lo stesso dove è morto Gianluca Santiago (la vittima 24enne del mega rave), è uno specchio d’acqua placido, dove si riflettono gli alberi che lo circondano. Dopo sei giorni di sballo no stop, tutto è finalmente calmo. Alle prime luci dell’alba di ieri gran parte dei partecipanti aveva già trovato il modo di abbandonare il campo, che per giorni ha ospitato il più grande rave organizzato in Italia negli ultimi anni. Le casse hanno smesso di pompare musica a palla e sotto lo sguardo delle forze dell’ordine il resto dei partecipanti, gli irriducibili, ha abbandonato l’area prima di mezzogiorno. Tutto è filato liscio e ai varchi dell’area...

di Alberto Celata

e Nicola Ciuffoletti

VALENTANO (Viterbo)

Sul lago di Mezzano è calato il silenzio, quasi surreale, dopo l’esplosione di suoni, balli e sballo, (almeno sei sono finiti in coma etilico) che ha caratterizzato i giorni del rave, concluso ieri. A cantare, ora, sono le cicale e il piccolo lago di origine vulcanica, lo stesso dove è morto Gianluca Santiago (la vittima 24enne del mega rave), è uno specchio d’acqua placido, dove si riflettono gli alberi che lo circondano. Dopo sei giorni di sballo no stop, tutto è finalmente calmo. Alle prime luci dell’alba di ieri gran parte dei partecipanti aveva già trovato il modo di abbandonare il campo, che per giorni ha ospitato il più grande rave organizzato in Italia negli ultimi anni. Le casse hanno smesso di pompare musica a palla e sotto lo sguardo delle forze dell’ordine il resto dei partecipanti, gli irriducibili, ha abbandonato l’area prima di mezzogiorno.

Tutto è filato liscio e ai varchi dell’area oltre 3mila giovani sono stati identificati dalle forze dell’ordine disposte su tutti gli ingressi (mille i mezzi controllati). Incontriamo un piccolo gruppo di ragazzi francesi che ci spiegano il senso, se mai ne abbia uno, di tutto questo. Quel che rimane – dopo le due denunce di stupro da parte di due vittime e il 24enne Gianluca Santiago morto – è un nugolo di sacchi neri, ammassati l’uno sull’altro e disseminati lungo i trenta ettari di terreno, che sono stati occupati illegalmente. Dopo 6 giorni di sballo, il villaggio illegale adesso non c’è più. Adesso camminiamo evitando escrementi umani e animali, crocchette dei cani che si mescolano a indumenti sparsi a terra. Telai d’alluminio, che forse sono serviti a issare gazebo, ora sono diventati un groviglio di ferri da smaltire. Scarti di cibo si mischiano ai resti di un monopattino spezzato in due. Due cani, legati con una corda, riposano all’ombra di un camper, altri vagano in cerca del proprio padrone e di qualcosa da mettere sotto i denti.

Il silenzio e la tranquillità che abitualmente il lago di Mezzano offre in queste ore è solo la quiete dopo una tempesta che per giorni ha tenuto col fiato sospeso forze dell’ordine e amministratori locali. Sulle strade interne che costeggiano il lago, strette e sterrate, viaggiano camper a bassissima velocità, ma la polvere si alza ugualmente e avvolge un ragazzo con zaino in spalla che alza il pollice destro cercando invano un autostop. Altri reduci del rave abbandonano l’area a piedi, si avviano verso un campo e spariscono oltre la collina. Il raduno nel Viterbese è finito e l’obiettivo delle forze dell’ordine, che hanno identificato tremila persone, e degli amministratori locali è quello di riuscire a dare ordine al traffico. Impensabile, almeno durante le prime ore del giorno. Lunghe file di camper, auto e grandi camion hanno occupato le strade che conducono al lago di Bolsena, a Saturnia, a Pitigliano, Sorano, ma anche Val d’Orcia. Ai mezzi pesanti viene impedito di transitare nelle strade interne, questi ultimi vengono indirizzati verso le grandi vie di comunicazione e dunque verso la strada del loro possibile rientro. A Manciano il sindaco non dorme da giorni, la prima chiamata di ieri arriva quando il sole sta per sorgere. È la segnalazione che nel parcheggio adibito ai turisti che vanno in visita alle cascatelle di Saturnia ci sono persone accampate e mezzi pesanti parcheggiati. Circa 50 camper occupano lo spazio che sarebbe riservato alle auto. "Dobbiamo intervenire prima che si crei una situazione ingestibile – commenta con tono preoccupato Valeria Bruni, assessore al turismo del comune di Manciano –: dobbiamo riuscire a liberare questa area". E così è stato.

La giornata inizia a farsi calda e alcuni reduci della festa illegale si sono riversati sul fiume Fiora, tra Manciano e Pitigliano, nel Grossetano. Altri, di sosta in sosta, hanno raggiunto la costa per fare un tuffo in mare, altri ancora, hanno scelto le acque calde della Balena Bianca, spettacolare cascata che ha reso famoso Bagni di San Filippo, località termale ai piedi dell’Amiata, nel Senese. Intanto la quiete torna lentamente ad abbracciare questo angolo di terra, tra Toscana e Lazio, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per tornare alla normalità e fare la conta dei danni. Quella che fa Piero Camilli, proprietario della tenuta, che dal primo giorno ha presentato quotidianamente, denunce ed esposti. Ci vorranno poi migliaia di euro per ripulire tutta l’area e poi capire chi pagherà il tutto. Intanto, mentre la procura indaga sulla morte di Gianluca Santiago, sono circa un migliaio i denunciati, tra i quali il dj e i promotori francesi del rave party abusivo che si è svolto a inizio di luglio sulle colline pisane, a Tavolaia di Santa Maria a Monte, al quale parteciparono migliaia di giovani giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero, in particolare dalla Francia e dal Nord Europa.