Giancarlo Miotto, 80 anni, veneto, industriale nel settore dei carburanti
Giancarlo Miotto, 80 anni, veneto, industriale nel settore dei carburanti
di Riccardo Jannello MOGLIANO VENETO (Treviso) Un incubo durato quaranta minuti, domenica sera: padre, madre e bimba di 7 anni sequestrati assieme a due inservienti nella loro villa della frazione Marocco da quattro malviventi probabilmente albanesi che con la forza e le minacce si sono fatti aprire le casseforti disseminate nelle varie stanze e hanno portato via denaro, oro, oggetti preziosi, orologi di pregio e anche abbigliamento, abbandonato però poco distante perché braccati dai carabinieri. L’entità del bottino non è chiara, ma si parla di un valore vicino al milione di euro. La banda è ancora in fuga, la famiglia sotto...

di Riccardo Jannello

MOGLIANO VENETO (Treviso)

Un incubo durato quaranta minuti, domenica sera: padre, madre e bimba di 7 anni sequestrati assieme a due inservienti nella loro villa della frazione Marocco da quattro malviventi probabilmente albanesi che con la forza e le minacce si sono fatti aprire le casseforti disseminate nelle varie stanze e hanno portato via denaro, oro, oggetti preziosi, orologi di pregio e anche abbigliamento, abbandonato però poco distante perché braccati dai carabinieri. L’entità del bottino non è chiara, ma si parla di un valore vicino al milione di euro. La banda è ancora in fuga, la famiglia sotto choc.

Non è un buon periodo per Giancarlo Miotto, ottantenne industriale dei carburanti, vittima con la moglie Irina, medico cinquantunenne, e la figlia di sette della efferata rapina. La sua azienda un tempo floridissima, la Miotto Generale Petroli con sede a Marghera, sta per essere dichiarata fallita; il tribunale ha fissato l’udienza a dicembre dopo l’istanza di due banche e il concordato. L’impero di famiglia era stato messo su alla fine degli anni 50 per la commercializzazione di carburanti. Miotto aveva fornito i suoi prodotti anche alla America’s Cup. Domenica il petroliere, la moglie e la figlia erano era a casa con la servitù, la donna di servizio in una stanza il maggiordomo all’esterno. La banda per entrare ha usato il classico piede di porco scardinando la porta a vetri della cucina; ha raccolto in una stanza la famiglia e minacciato di usare la pistola puntata alla testa della bimba se l’imprenditore e la moglie non avessero aperto le casseforti.

"Sta zitta sennò ti sistemo io", avrebbe intimato quello che sembrava essere il capo della banda alla povera piccina spaventata. Quando sono entrati nel caveau principale, però, è scattato l’allarme collegato alla vicina caserma dei carabinieri e a un istituto di sorveglianza privato. Erano le 19,39 e i rapinatori hanno dovuto raccogliere in fretta e furia gli oggeti e fuggire dalla porta sul retro nella campagna del Terraglio prima che arrivassero i militari. Fuggendo hanno incontrato il tuttofare srilankese e lo hanno chiuso in garage. Le videocamere di sorveglianza avrebbero registrato il blitz e i nastri sono già stati sequestrati.

Agli investigatori, Miotto ha raccontato che fra loro i banditi parlavano una lingua che sembrava albanese e che il capobanda è stato tutto il tempo al telefono con una persona all’esterno, probabilmente il basista o un palo. Sembravano molto determinati e andavano sul sicuro all’interno della villa. Le indagini coordinate dalla procura di Treviso si muovono a trecentosessanta gradi. Non si capisce come i due pastori maremmani della famiglia, allevati a fare la guardia, non abbiano neppure abbaiato. È sparito invece, forse messo in fuga dal gran fracasso, Diamond, un chihuahua di un anno e due mesi mascotte della casa. I Miotto avevano subito una rapina nel 2015 quando tre malviventi con il volto coperto da passamontagna e armati di cacciavite avevano fatto irruzione di notte. La moglie era riuscita a fare scattare subito l’allarme e i banditi erano fuggiti con duemila euro raccattati su un tavolo. Stavolta è andata ben peggio.