"Non ti serve non ti serve, non provare a dimenarti, devi solo imparare ad assecondarmi. Di tutti i peccati è senz’altro il più crudele". Fanno tremare le vene dei polsi le parole di Fiore di giardino, brano che Paola Turci ha scritto tornando con la memoria al dolore più forte, quello della violenza subita da chi, inerme, non può reagire. "Avevo 13 anni. Se io tornassi indietro e sapessi di poter andare in un centro antiviolenza, in un posto dove mi ascoltano, mi proteggono e mi difendono, ci andrei subito!" le parole della cantautrice romana, da sempre impegnata in campagne a favore delle donne e di chiunque abbia conosciuto il sapore amaro della discriminazione. Paola, parliamo di parità... "Sarebbe la scelta più giusta, per noi, ma anche per gli uomini....

"Non ti serve non ti serve, non provare a dimenarti, devi solo imparare ad assecondarmi. Di tutti i peccati è senz’altro il più crudele". Fanno tremare le vene dei polsi le parole di Fiore di giardino, brano che Paola Turci ha scritto tornando con la memoria al dolore più forte, quello della violenza subita da chi, inerme, non può reagire. "Avevo 13 anni. Se io tornassi indietro e sapessi di poter andare in un centro antiviolenza, in un posto dove mi ascoltano, mi proteggono e mi difendono, ci andrei subito!" le parole della cantautrice romana, da sempre impegnata in campagne a favore delle donne e di chiunque abbia conosciuto il sapore amaro della discriminazione.

Paola, parliamo di parità...

"Sarebbe la scelta più giusta, per noi, ma anche per gli uomini. La parità di ruoli fa bene. È questo il concetto che deve passare e, fra le nuove generazioni, qualcosa inizia a muoversi. L’ideale di virilità sta cambiando: non è più l’uomo rude quello forte, dominatore. La virilità sta nella bellezza, nella dolcezza, nell’amabilità. Nella cura di sé".

Spesso sentiamo dire che simili atteggiamenti mentali avrebbero contribuito a svirilizzare un maschio, oggi in crisi. Condivide?

"Non molto. Certo, l’eccesso può esserci in tutto, soprattutto in una fase iniziale, è il prezzo da pagare per un cambiamento culturale importante; ma non devono essere i ruoli a essere messi in discussione, gli uomini e le donne non sono uguali, come scrive Iria Marañón in Educare al femminismo. Questo non vuol dire che non debbano esserci identici trattamenti, a partire dalla parità di salario. Le donne guadagnano meno degli uomini e la legge non è uguale per tutti".

Quindi “sì“ alle quote rosa?

"Sia chiaro che credo fermamente nella meritocrazia: essere alla pari non dovrebbe concretizzarsi in un’imposizione di genere, ma nel garantire a uomini e donne il diritto di accedere alla “possibilità di“ esattamente in uguale maniera".

La discriminazione non è solo quella fra i sessi: lei è stata vittima degli attacchi di hater...

"Sì, mi sono sentita augurare perfino la morte, alcuni hanno tirato in ballo l’incidente stradale del quale porto i segni, e non solo sul viso. Penso però che discriminare sia degli idioti, di chi è ignorante o non consapevole. Persone che soffrono di invidia, rabbia, frustrazione. Aspetto sempre a giudicare, convinta che dietro a persone ciecamente aggressive possa nascondersi un vissuto doloroso. Il problema è un altro".

Ovvero?

"Che ormai è stata data a tutti la possibilità di dire la propria: nella Rete vige l’insulto libero, non esiste controllo né sanzione. Per questo le aggressioni via web, ormai non mi colpiscono più di tanto, anche se ho dovuto lavorarci parecchio; quando ho capito che nel mare magnum di internet prolifera una massa informe di persone con poca aderenza alla società, individui spesso infelici, la situazione si è capovolta. Lo dico oggi, però, dall’alto dei miei 56 anni: il discorso cambia radicalmente, può arrivare ad effetti devastanti, quando le vittime sono molto giovani, adolescenti che vengono discriminati per l’aspetto fisico, il colore della pelle o per il loro orientamento sessuale".

Le nuove generazioni sembrano prendere le distanze dai vecchi moralismi, tese verso una sessualità ’fluida’, decisamente più accogliente.

"Passi avanti verso l’inclusioni ne sono stati fatti, ma la strada è ancora lunga. Per costruire una società più giusta e ugualitaria dobbiamo insegnare ai nostri figli ad essere solidali, a sentirsi insieme, a pensare al di là delle convenzioni e dei modelli proposti dalla televisione e dai social. Per tutto questo è necessario educare al femminismo sia i bambini sia le bambine, ricordandogli la differenza fra le due definizioni: il maschilismo si basa su un concetto di superiorità (l’uomo prevale sulla donna). Il femminismo su quello di uguaglianza".