Torna l’allarme nelle strutture ospedaliere per i malati Covid: altri 38 pazienti in Terapia intensiva e altri 458 ricoveri nei reparti. La soglia critica è a un passo: nuovamente. Le Rianimazioni sono piene al 25,4% (dove l’allarme rosso scatta al 30%) e i ricoveri ordinari al 30,7% (dove l’emergenza è fissata al 40%). Come siamo arrivati fino qui? Dopo oltre un anno di pandemia, è stato fatto abbastanza per potenziare gli ospedali? Che cosa manca ancora? Il bollettino Covid di oggi 3 marzo "Il potenziamento delle strutture ospedaliere, seppur in maniera non omogenea, è stato effettuato in tutte le Regioni (passando da 5.324 posti in Rianimazione a 9.156 attivabili) – risponde il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta –. Ma è un collo di bottiglia che non si può espandere all’infinito, soprattutto per un problema di risorse umane. Medici specialisti e infermieri esperti non si formano in pochi mesi". Che cosa si è sbagliato nella...

Torna l’allarme nelle strutture ospedaliere per i malati Covid: altri 38 pazienti in Terapia intensiva e altri 458 ricoveri nei reparti. La soglia critica è a un passo: nuovamente. Le Rianimazioni sono piene al 25,4% (dove l’allarme rosso scatta al 30%) e i ricoveri ordinari al 30,7% (dove l’emergenza è fissata al 40%). Come siamo arrivati fino qui? Dopo oltre un anno di pandemia, è stato fatto abbastanza per potenziare gli ospedali? Che cosa manca ancora?

Il bollettino Covid di oggi 3 marzo

"Il potenziamento delle strutture ospedaliere, seppur in maniera non omogenea, è stato effettuato in tutte le Regioni (passando da 5.324 posti in Rianimazione a 9.156 attivabili) – risponde il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta –. Ma è un collo di bottiglia che non si può espandere all’infinito, soprattutto per un problema di risorse umane. Medici specialisti e infermieri esperti non si formano in pochi mesi".

Che cosa si è sbagliato nella gestione della scuola?

"Abbiamo puntato tutto su sanificazione, distanziamento e mascherine e quasi nulla su areazione e umidificazione dei locali, fattori determinante per la diffusione del contagio negli ambienti chiusi".

Quanto incidono le varianti in questa risalita della curva?

"Le varianti hanno impresso un’accelerazione, visto che l‘ultimo report dell’ISS documenta da metà gennaio un netto incremento dei casi negli under 20, fascia di età nella quale le varianti circolano di più".

Come è possibile che gli ospedali rischiano nuovamente di collassare?

"Quando i contagi risalgono, la scialuppa di salvataggio non sono i posti letto in area medica e in terapia intensiva, ma il sistema di tracciamento e isolamento dei contatti positivi, di fatto saltato all’inizio della seconda ondata. E quando crolla l’argine territoriale l’ondata si riversa negli ospedali, visto che il 5% degli attualmente positivi viene ricoverato e lo 0,5% finisce in terapia intensiva. Le percentuali sono basse, ma quando il numero dei casi aumenta vertiginosamente gli ospedali vanno in tilt. E oggi il numero degli attualmente positivi ha superato i 425mila ed è in rapida crescita".

Che cosa si deve fare ora?

"Se con le zone rosse locali non si riuscirà a contenere l’impennata della curva e il sovraccarico ospedaliero, non c’è alternativa a restrizioni più estese e più rigorose. In questo momento la tempestività è più importante del rigore delle misure".

Tracciamento flop, esiti dei tamponi ancora lenti, trasporti inadeguati, vaccini a rilento, app Immuni quasi inutile, medici di base in tilt: l’Italia ha sbagliato tutto nella strategia anti-Covid?

"Nel nostro Paese la pandemia è stata gestita molto bene durante la prima ondata. L’impreparazione sanitaria e la paura collettiva per un nemico sconosciuto hanno imposto un lockdown tempestivo, rigoroso e prolungato, seguito da riaperture graduali di attività e mobilità. Questo ha permesso di abbattere la curva dei contagi sino a 1.400 nuovi casi settimanali e 41 letti occupati in terapia intensiva. Un risultato straordinario che ha favorito la diffusione della narrativa del ’virus clinicamente morto’ su cui cittadini, servizi sanitari e politica si sono comodamente adagiati, complice l’estate e la voglia di libertà, certi che il peggio fosse alle spalle. All’inizio dell’estate scorsa avevamo un grande vantaggio sul virus: era il momento di potenziare i sistemi di testing & tracing per avviare una strategia ’zero Covid’. Ma abbiamo fallito!".

Cosa succederà nei prossimi 3 mesi, decisivi per il Paese? Come arriveremo all’estate e che stagione sarà?

"Il governo Draghi sembra voler mantenere la strategia di mitigazione con l’obiettivo di contenere il sovraccarico degli ospedali, visto che la strategia ’zero Covid’ non sembra attuabile nel nostro Paese. Sia perché richiede un lockdown rigoroso di almeno 3 settimane, sia perché il sistema (sanitario e non) non è stato adeguatamente potenziato per fare tesoro dei risultati del lockdown. La strategia di mitigazione impone di accettare lo sfiancante stop&go degli ultimi mesi, perché i risultati della campagna vaccinale non saranno tangibili prima dell’autunno 2021".

Come si evolverà la pandemia tra 2021 e 2022?

"Dal nuovo governo ci si aspetta un netto cambio di passo, che dovrebbe concretizzarsi in tre azioni. Sulla campagna vaccinale, aumentare le forniture lavorando ad accordi vincolanti tra Ue e aziende produttrici ed eventuale produzione conto terzi in Italia. Sul controllo della pandemia, favorire la tempestiva applicazione di zone rosse locali per evitare lockdown più estesi. Sulla programmazione, definire una sequenza di riaperture a medio-lungo periodo, condividendo con la popolazione obiettivi realistici per un graduale ritorno alla normalità. Ma senza fissare date: l’agenda del Paese è ancora dettata dal Coronavirus".