Elisa Fraschetti ha 18 anni, frequenta l’ultimo anno del liceo artistico Enzo Rossi a Roma e sarà una dei ‘forzati’ della Dad. Didattica a distanza al 75% nelle scuole superiori decisa per decreto. Restrizioni e divieti: la video-scheda Torna la didattica a distanza, come la vive? "Penso che il ritorno in Dad e la conseguente chiusura delle scuole superiori sia la conseguenza di una gestione fallimentare. In otto mesi, si poteva pensare e agire a lungo termine su una serie di falle del pubblico e della scuola...

Elisa Fraschetti ha 18 anni, frequenta l’ultimo anno del liceo artistico Enzo Rossi a Roma e sarà una dei ‘forzati’ della Dad. Didattica a distanza al 75% nelle scuole superiori decisa per decreto.

Restrizioni e divieti: la video-scheda

Torna la didattica a distanza, come la vive?

"Penso che il ritorno in Dad e la conseguente chiusura delle scuole superiori sia la conseguenza di una gestione fallimentare. In otto mesi, si poteva pensare e agire a lungo termine su una serie di falle del pubblico e della scuola pubblica. Ma la scuola sta all’ultimo posto dell’agenda politica e la pandemia ha messo in risalto questo sistema di contraddizioni e di problematiche".

Siete una generazione ‘sacrificata’?

"Di certo c’è stato un danno importante per la mia generazione, per gli adolescenti delle superiori e anche per i più piccoli che già da marzo di quest’anno non hanno vissuto la scuola, la dimensione della socialità, l’incontro con i professori ed i compagni. C’è bisogno di un confronto diretto per imparare, a scuola bisogna starci, sui banchi".

Le conseguenze?

"La mancanza di tutto questo ce la porteremo dietro. Io stessa non sto vivendo gli anni più belli dell’adolescenza, gli anni finali del liceo: in qualche modo tutto questo si ripercuoterà sul nostro futuro".

È preoccupata per la maturità in queste condizioni?

"Non mi fascio la testa, ma il sentimento di questo momento non è tanto la paura quanto la delusione. Mi sento fiaccata, non è l’anno che mi attendevo. La maturità non sarà come per tutti quanti, c’è chi dirà che almeno sarà più facile ma la verità è che sono delusa dalle scelte politiche che sono state fatte: è stata data precedenza ad altro piuttosto che alle cose fondamentali come la scuola".

Si è perso tempo?

"Gli investimenti fatti sono inerzie, veramente briciole rispetto agli interventi più strutturali e consistenti che servivano per edilizia, didattica e personale scolastico. Il tema dell’autonomia scolastica, poi, è stato un alibi per il governo che ha scaricato le responsabilità sulle Regioni e sui singoli presidi. Così ognuno si è organizzato da sé e come ha potuto e già alla ripresa delle lezioni c’erano scuole di serie A e di serie B. Ora la Dad porrà problemi in più, anche perché nel frattempo non si è colmato il divario digitale tra le diverse scuole e tra gli istituti di città e quelli di borgata".

Aumentano le differenze dunque?

"Ci sono scuole che sono in grado di garantire i diritti degli studenti e hanno le potenzialità per organizzarsi e scuole dove questo non accade. E la Dad è destinata ad acuire questo divario".

Il bollettino del 25 ottobre