Gaetano Manfredi, 57 anni, ex ministro dell’Università nel Conte II, candidato di Pd e M5s (nella foto con Luigi Di Maio, 35 anni)
Gaetano Manfredi, 57 anni, ex ministro dell’Università nel Conte II, candidato di Pd e M5s (nella foto con Luigi Di Maio, 35 anni)
di Nino Femiani L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è che l’ex ministro Gaetano Manfredi, sostenuto da un numero spropositato di liste (13, per 520 candidati) e in corsa per il centrosinistra, è avanti. I sondaggi lo danno al 45 per cento, con il corpo proteso, come novello Marcell Jacobs, verso il filo di lana del 50,1%. Dietro di lui il pm Catello Maresca, che guida da civico un cartello di centrodestra: il suo consenso oscillerebbe tra il 30 e il 35%. Staccato, ma presenza urticante per gli altri due, è Antonio Bassolino, uno che per venti anni ha fatto il bello e il cattivo tempo prima da sindaco e poi da governatore. Il suo consenso è tra il 17 e il 21%, ma il suo staff fa trapelare l’ambizione di andare al ballottaggio. In una Napoli ripiegata su se stessa, dopo dieci anni di amministrazione con la...

di Nino Femiani

L’unica cosa su cui tutti sono d’accordo è che l’ex ministro Gaetano Manfredi, sostenuto da un numero spropositato di liste (13, per 520 candidati) e in corsa per il centrosinistra, è avanti. I sondaggi lo danno al 45 per cento, con il corpo proteso, come novello Marcell Jacobs, verso il filo di lana del 50,1%. Dietro di lui il pm Catello Maresca, che guida da civico un cartello di centrodestra: il suo consenso oscillerebbe tra il 30 e il 35%. Staccato, ma presenza urticante per gli altri due, è Antonio Bassolino, uno che per venti anni ha fatto il bello e il cattivo tempo prima da sindaco e poi da governatore. Il suo consenso è tra il 17 e il 21%, ma il suo staff fa trapelare l’ambizione di andare al ballottaggio.

In una Napoli ripiegata su se stessa, dopo dieci anni di amministrazione con la bandana di Luigi de Magistris e un deficit che supera i 3,5 miliardi, la competizione per eleggere il nuovo sindaco vede in campo sette aspiranti, ma per quattro di loro arrivare alla doppia cifra è un miraggio. Lo è anche per Alessandra Clemente, ex assessore comunale alla Polizia municipale, Patrimonio e Giovani dell’amministrazione de Magistris, abbandonata dai ras della lista arancione e accreditata del 5-7%. Per una lista che cinque anni fa aveva conquistato il 65% al ballottaggio è una vera débâcle. La lotta quindi si riduce ai tre moschettieri, con Maresca che appare in caduta libera visto che è passato da 12 a 8 liste per la bocciatura di quattro formazioni da parte del Tar. Una perdita che ha innescato la resa dei conti nella Lega, che non figura più ai nastri di partenza (salvo ripescaggio del Consiglio di Stato), e anche la "conta" dell’emorragia subita dall’ex pm, con molti candidati pronti a piazzare i loro voti altrove.

Chi si è divertito in queste ore con il pallottoliere ritiene che la cancellazione di quattro liste significhi per Maresca una perdita secca di 7-8 punti con il fantasma di Bassolino pronto a ghermirlo alle spalle. Il pm non lo manda a dire ai sensali di pacchetti di voti: "Io non penso alla politica come a un mercato delle vacche. C’è un mondo che si sta muovendo per avvicinare i nostri candidati, cercando di accaparrarsi un eventuale loro sostegno. Mi sembra veramente di cattivo gusto. Manifesta un degrado, da parte di chi lo fa, politico e morale veramente da disprezzare. Mi fa vomitare".

Il voto a Napoli appare come quello di laboratorio politico in cui si disarticolano i vecchi equilibri e se ne costruiscono di nuovi. Il nucleo storico di Forza Italia, ad esempio, legato alla famiglia Cesaro, ha incoraggiato uno spin off azzurro con la lista ‘Azzurri per Napoli’ affidata a un fedelissimo, Stanislao Lanzotti, ex capogruppo di FI in consiglio comunale. Una lista che, invece di accasarsi nel centrodestra, è finita a ingrossare l’esercito di Manfredi. Ma anche l’accordo con il M5s è qui forte e radicato, più che nel resto d’Italia, con Fico e Di Maio testimonial, nonostante qualche scintilla con il governatore Vincenzo De Luca.

Per Manfredi però l’elezione non è tutta rose e fiori. Anzitutto deve governare il poltronismo di 13 variopinte liste (dagli ex di Forza Italia ai mastelliani alla sinistra) e mettere insieme anime spesso in conflitto tra di loro, quasi mai con un comune progetto di città. Infine, deve far ricorso a tutta la sua felpata abilità per evitare collisioni tra i rampanti deluchiani e il Pd napoletano.

Il governatore è entrato con forza nella competizione di Napoli e appare come il vero mentore dell’ex rettore della Federico II. Un legame importante che potrebbe dare buoni frutti, ma anche suonare come un’ipoteca per il futuro. Un abbraccio politico che ha spinto alcuni piddini a fare le valigie e a "emigrare" verso la sponda di Bassolino, come l’ex consigliere regionale dem Gianluca Daniele, vicino alla Cgil, o l’ex presidente dei probiviri del Pd, Toti Lange.

Sono molti nel Pd a interrogarsi con timore sulle "ingerenze" napoletane di De Luca che ha schierato il suo braccio destro e vice-governatore, Fulvio Bonavitacola, alla costruzione delle due liste deluchiane, "Napoli libera" e "Noi Campani per la città".