Renzi, il Pd, Di Maio, Conte, nessuno in apparenza ha interesse a far saltare il banco. Renzi è ammaccato dalla storia della casa, il Pd deve neutralizzare qualsiasi movimento tellurico che metta a rischio il voto nelle regioni rosse, Di Maio è fresco del risciacquone di Grillo, Conte non ne parliamo. Eppure tutti stanno tirando la corda oltre i propri ragionevoli interessi e magari senza volerlo, o averne piena contezza, preparano le condizioni per un bis della crisi di agosto, la prima crisi preterintenzionale della storia della repubblica che sommerse delle proprie macerie chi l’aveva innescata. 

In teoria la politica si fa con i sentimenti e non con i risentimenti, ma siccome la fanno gli uomini che di sentimenti vivono, in situazioni ad alta tensione come l’attuale il rischio di cortocircuito è altissimo. Per cui basta un dibattito sul Mes ed eccoci punto a capo. Stavolta gli argomenti - Mes, prescrizione, fondazioni, autonomia - sono certamente più pesanti della tav, ma il sospetto è che in ognuno di essi i partiti leggano una propria rispettiva debolezza. Ragione per cui attaccano senza uno scoppo apparente, almeno nel dossier in cui si sentono più forti, forse per mascherare l’imbarazzo provato altrimenti.

Si procede insomma a soggetto, come in fondo era accaduto nel Conte1, ognuno sapendo di non possedere alternativa ma tutti comportandosi come l’avessero. Tutti insieme appassionatamente verso il baratro, verrebbe da dire, nonostante le buone ragioni di un governo che fino adesso ci ha restituito autorevolezza nel contesto europeo e che a patto che la smettessero di leticare potrebbe non venir ricordato tra i peggiori degli ultimi anni. A patto di smettere di leticare, appunto.