Nelle dorate stanze del Cremlino, al cospetto della tramontante Angela Merkel, l’unica in Europa ad aver sempre tenuto testa con fierezza allo zar, Vladimir Putin consuma la sua rivincita sull’Occidente. "L’Afghanistan sia da lezione, non si può esportare la democrazia, non si può imporre i propri modelli su popoli che hanno altre tradizioni". È il de profundis della pax americana. Merkel, che è volata a Mosca per un ultimo incontro con Putin prima delle dimissioni, nella borsa un fitto fascicolo di temi da discutere, ascolta scura in volto. "Chiedo alla Russia d’interagire con i talebani in modo che non ostacolino la consegna degli aiuti umanitari Onu", precisa. Poi, quando può, ribatte colpo su colpo. Angela Merkel sa che la Nato e gli Usa in Afghanistan sono in rotta e nulla può obiettare quando Putin nota come il Paese sia "quasi totalmente sotto il controllo dei talebani" e che le priorità, per il Cremlino, sono di evitare la "sua disintegrazione, l’infiltrazione di terroristi nelle nazioni limitrofe, normalizzare la situazione e avere rapporti di buon vicinato".