Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa)
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa)

Roma, 2 settembre 2021 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato due decreti con i quali è stata concessa grazia parziale. In particolare il provvedimento riguarda: Ambrogio Luca Crespi, condannato a sei anni di reclusione per il delitto di concorso in associazione di tipo mafioso, per fatti commessi dal 2010 al 2012, per il quale è stata disposta una riduzione della pena di un anno e due mesi, e Francesca Picilli, condannata a dieci anni e sei mesi di reclusione per il delitto di omicidio preterintenzionale commesso nel 2012, per la quale è stata disposta una riduzione della pena di quattro anni.

La nota  del Quirinale prosegue: per effetto dei provvedimenti del Capo dello Stato agli interessati rimarrà da espiare una pena non superiore a quattro anni di reclusione, limite che consente al Tribunale di sorveglianza l'applicabilità dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell'ordinamento penitenziario). 

Nel valutare le domande di grazia presentate in favore degli interessati, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del positivo comportamento tenuto dai condannati durante la detenzione e della circostanza che il percorso di rieducazione sino ad ora compiuto dai predetti potrebbe utilmente proseguire - qualora la competente Autorità giudiziaria ne ravvisasse i presupposti - con l'applicazione di misure alternative al carcere.

Francesca Picilli nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2012, a Sant'Agata di Militello, nel Messinese, durante una lite ferì al torace, con un coltello a serramanico, il proprio fidanzato, Benedetto Vinci che, ricoverato in ospedale, morì dieci giorni dopo a causa di quella ferita. La donna, che all'epoca dei fatti aveva 27 anni, fu condannata a 10 anni e mezzo per omicidio preterintenzionale dalla Corte d'assise d'appello di Regggio Calabria, dove la Cassazione rinviò il processo accogliendo il ricorso del difensore della Picilli, Nino Favazzo, contro la condanna dei giudici d'appello di Messina che avevano comminato una pena di 14 anni. A Reggio Calabria furono riconosciuti all'imputata le attenuanti generiche, perché la donna, nel corso della lite, non colpì il fidanzato con l'intenzione di ucciderlo.