di Nicoletta Tempera MONTEVEGLIO (Bologna) C’è poco sangue intorno a Chiara. Lì tra l’erba, all’ombra dell’abbazia di Monteveglio, giace il corpo di una ragazzina di quindici anni. Il collo bianco, straziato da più tagli, appena coperto dai capelli a caschetto. È ancora vestita come era uscita domenica mattina Chiara, gli short, le scarpe da tennis e la maglietta nera. Aveva incontrato un amico. E lui l’ha uccisa. I genitori la cercavano dal pomeriggio di quel giorno. Quando lei non era rientrata a pranzo e il suo cellulare era muto. Chiara Gualzetti abitava a poco meno di duecento metri dal luogo in cui è stato trovato il suo corpo straziato. Quindici anni e un sorriso timido, la ragazzina era irraggiungibile già...

di Nicoletta Tempera

MONTEVEGLIO (Bologna)

C’è poco sangue intorno a Chiara. Lì tra l’erba, all’ombra dell’abbazia di Monteveglio, giace il corpo di una ragazzina di quindici anni. Il collo bianco, straziato da più tagli, appena coperto dai capelli a caschetto. È ancora vestita come era uscita domenica mattina Chiara, gli short, le scarpe da tennis e la maglietta nera. Aveva incontrato un amico. E lui l’ha uccisa. I genitori la cercavano dal pomeriggio di quel giorno. Quando lei non era rientrata a pranzo e il suo cellulare era muto.

Chiara Gualzetti abitava a poco meno di duecento metri dal luogo in cui è stato trovato il suo corpo straziato. Quindici anni e un sorriso timido, la ragazzina era irraggiungibile già dalla prima mattina di domenica. Per questo, i genitori si erano preoccupati e avevano subito iniziato a cercarla, poi erano partite anche le ricerche ufficiali.

Prima, con i soli carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale. E poi, quando la situazione è apparsa più grave e complessa, con la macchina organizzativa dei soccorsi coordinati dalla Prefettura. Vigili del fuoco, militari dell’Arma, Soccorso Alpino, volontari, tutti convinti di ritrovare Chiara viva. Ma la verità si è mostrata in tutta la sua crudezza agli occhi di alcuni volontari quando alle 4 del pomeriggio di ieri, perlustrando la zona a ridosso dell’abbazia, hanno trovato il povero corpo, nascosto da un cespuglio.

Il primo a suscitare i sospetti dei carabinieri era stato un amico diciasettenne della ragazzina, con cui lei quella mattina era uscita. Ascoltato dai militari nel corso delle ricerche, il ragazzo si era contraddetto più di una volta su cosa lui e Chiara avessero fatto assieme e sul momento in cui si erano separati. Quelle versioni discordanti, quel nervosismo, si sono trasformati, con il passare delle ore, nell’iscrizione del minorenne nel registro degli indagati e poi nel suo fermo per omicidio. A coordinare le indagini dei militari della compagnia di Borgo Panigale, il pm Marco Imperato della Procura ordinaria e Simone Purgato di quella dei minori. Intanto, per tutta la serata di ieri e anche la notte, i carabinieri hanno ascoltato nella caserma di Bazzano, pochi chilometri dal luogo del delitto, diverse persone, molti coetanei della vittima. Finché, a tarda sera, fiaccato dalle domande incalzanti, il diciassettenne ha confessato. Ha parlato a lungo e, tra le righe, è emerso anche che pensasse di ‘aiutarla’ a farla finita, a togliersi dal soffrire. Forse, invece, era semplicemente ossessionato da lei. Ora, i carabinieri stanno lavorando, per ricostruire le ultime ore della quindicenne e del suo giovanissimo assassino, analizzando cellulari e i computer in uso a entrambi.

Tutta la comunità è stata per ore col fiato sospeso, poi la tragedia. Il giorno più nero a Monteveglio, uno dei paesi che fanno parte del Comune di Valsamoggia, a cavallo fra Bologna e Modena. Qui è la seconda tragedia in poco tempo. Chiara, 16 anni da compiere fra un mese, iscritta al secondo anno dell’Istituto alberghiero di Valsamoggia, è la seconda giovane vittima di un fatto di sangue in meno di tre anni. A metà settembre del 2018 un altro sedicenne, Giuseppe Balboni di Castelletto-Valsamoggia cadeva sotto i colpi di pistola di un coetaneo.

"Questa tragedia – ha detto il sindaco Daniele Ruscigno – è un campanello d’allarme, ma i ragazzini coinvolti non si conoscevano con quelli dell’altro caso, non erano coinvolti. Ci stiamo chiedendo cosa è che non va tra i nostri giovani. Quali iniziative prendere per farli uscire dall’isolamento in cui sono caduti con il lockdown della pandemia".

(ha collaborato Nicodemo Mele)