Lorenzo Moroni Lo confesso: all’inizio ero scettico, molto scettico. Ma come? Non mi funziona la connessione dati del tablet e tu, compagnia telefonica, da me profumatamente pagata ogni mese, mi fai assistere da un’operatrice virtuale? "Piacere, mi chiamo Catia, come posso esserle utile?" si presenta lei....

Lorenzo

Moroni

Lo confesso: all’inizio ero scettico, molto scettico. Ma come? Non mi funziona la connessione dati del tablet e tu, compagnia telefonica, da me profumatamente pagata ogni mese, mi fai assistere da un’operatrice virtuale? "Piacere, mi chiamo Catia, come posso esserle utile?" si presenta lei. Visetto stilizzato, capello biondo, spunta impavida nella nuvoletta della chat a bordo schermo. Chi se lo sarebbe mai immaginato, sto parlando con un robot. Spontaneo il ricorso alle buone maniere: "Piacere Catia, mi chiamo Lorenzo". Ma come? Parlo con un robot e rispondo anche? Lei insiste: "Chiedimi come posso aiutarti". La mia diffidenza è tanta, direttamente proporzionale alla mia assai scarsa conoscenza di umanoidi o similari. Ma il problema, in assenza di wi-fi, va risolto subito, che diamine. Il credito lo ho appena ricaricato, clicco compulsivamente sull’unica icona utile. Niente da fare, non resta che Catia. "Non mi funziona la connessione tramite i dati" le scrivo timidamente. "Ha provato a cliccare sull’icona dei dati?" suggerisce più o meno lei. "Certo – quasi mi spazientisco – l’ho fatto, ma niente". "Ha provato a spegnere e riaccendere?" non si arrende Catia. Ah già, la soluzione più antica del mondo dei computer, spegnere e riaccendere. Fatto, funziona. Lo confesso: potevo arrivarci anche da solo. Ma alla fine il problema lo ha risolto il robot. "Posso fare altro?" continua lei. "No Catia, sono a posto così" provo a chiudere. "Buona giornata" saluta lei. "Altrettanto" replico. E niente, forse è nata anche un’amicizia.