di Gianni Leoni DESULO (Nuoro) "Dov’è Graziano Mesina?", correva la domanda di voce in voce da Orgosolo a Nuoro e da un angolo all’altro della Sardegna, e oltre il mare lungo tutta la penisola. "Dov’è Graziano Mesina?", si chiedevano polizia e carabinieri prima di un blitz, di un sopralluogo e dell’ennesima perquisizione in una casa, in una stalla, in uno scantinato. Ma la domanda restava sempre in sospeso, avvolta da una catena di ipotesi tutte attendibili e tutte ugualmente improbabili. Poi, d’improvviso, eccolo, l’ex re delle evasioni, l’ex primula del Supramonte, l’ex ‘signore della selva’, l’ex mente dell’"Anonima sequestri", come lo illustra la collezione di etichette costruite da mezzo secolo di catture e di fughe. Sbuca in piena notte da un’abitazione di Desulo, in Barbagia, e torna in scena dopo quasi un...

di Gianni Leoni

DESULO (Nuoro)

"Dov’è Graziano Mesina?", correva la domanda di voce in voce da Orgosolo a Nuoro e da un angolo all’altro della Sardegna, e oltre il mare lungo tutta la penisola. "Dov’è Graziano Mesina?", si chiedevano polizia e carabinieri prima di un blitz, di un sopralluogo e dell’ennesima perquisizione in una casa, in una stalla, in uno scantinato. Ma la domanda restava sempre in sospeso, avvolta da una catena di ipotesi tutte attendibili e tutte ugualmente improbabili. Poi, d’improvviso, eccolo, l’ex re delle evasioni, l’ex primula del Supramonte, l’ex ‘signore della selva’, l’ex mente dell’"Anonima sequestri", come lo illustra la collezione di etichette costruite da mezzo secolo di catture e di fughe.

Sbuca in piena notte da un’abitazione di Desulo, in Barbagia, e torna in scena dopo quasi un anno e mezzo di latitanza, quando il tempo aveva ormai sbiadito la sua figura di ultima leggenda del banditismo sardo. Dormiva quasi vestito, in un silenzioso buio isolano battuto da un vento strisciante e gelido nel quale si muovevano le ombre di un centinaio di carabinieri appostati lungo le strade e sui tetti di una periferica palazzina di sasso. E non era armato. Alle tre, il rumore di una porta sfondata, una selva di fari abbaglianti e l’ordine secco di non muoversi. Grazianeddu ha aperto gli occhi ed ha risposto con una smorfia spenta che mescolava stupore e rassegnazione e comunque ben lontana dall’atteggiamento di giorni lontani quando accendeva lo sguardo di un lampo di sfida e la faccia di un sorriso strafottente. "Prima o poi doveva succedere", annunciò una sera, dopo l’ennesima cattura, con un pizzico di spavalda sicurezza. "Prima o poi doveva succedere", ha sussurrato stavolta, a 79 anni, ma solo a se stesso, col tono mesto dello sconfitto. Aveva un ricambio di biancheria e 6mila euro. Poi, dal paese a Nuoro e al reparto di massima sicurezza di Badu ‘e Carros, la prigione.

Alla coppia di padroni di casa che riposava al piano di sopra sono stati invece concessi i domiciliari. Per i carabinieri del Ros, dei ’Cacciatori di Sardegna’ e di Nuoro il blitz notturno chiudeva una "pratica di ricerche" avviata il 2 luglio 2020 quando Mesina, inseguito da una condanna a 30 anni per un giro internazionale di droga, associazione per delinquere, sequestro di persona ed altro, si era improvvisamente infilato nel nulla. E da allora, in quella nebbia sempre più spessa annaspavano le ipotesi. "È nel Supramonte", "No, è in Corsica. Anzi, in Tunisia". E invece era a un’ora dal suo paese, Orgosolo dove ogni sera alle 18, puntualissimo fino all’ingresso nel nulla, firmava dai carabinieri il registro di presenza.

Svanì Guazianeddu, venne iscritto nell’elenco dei sei latitanti più pericolosi e si lasciò alle spalle la storia lunga e quasi leggendaria della sua carriera di bandito tutto manette, sequestri e latitanza. Penultimo di 10 figli, aveva cominciato a sbandare fin dalle elementari quando prese a sassate il maestro che lo aveva richiamato. A 14 anni rubò un fucile e, canna al cielo, diede il via a un festival di botti. Da allora, un crescendo di delitti, manette e fughe. Leggendarie, alcune delle sue 22 imprese, 10 delle quali riuscite. Nel ’62 si lanciò da un treno in corsa. Poi fuggì dall’ospedale di Nuoro e rimase nascosto, per tre giorni, nelle condutture idriche. Nel ’66 con l’agilità di un alpinista scalò i 7 metri del muro di cinta del carcere di Sassari e proseguì col taxi fino a Ozieri. E, ancora, catture, fughe e avvistamenti fasulli in mezza Italia, nuovo arresto e "permesso concordato", disse lui, perché facesse da mediatore nel rapimento del piccolo Farouk Kassam. Nel 2004 il presidente Ciampi gli concesse la Grazia e il vecchio Grazianeddu si infilò nei panni di cicerone per turisti amanti di storie dl banditismo. Foto di gruppo e silenzio vagamente sospetto mentre un’inchiesta scavava. Su altri sequestri? Macché. Su un giro di droga. La condanna definitiva si fermò davanti a un fantasma. "Irreperibile" timbrava il suo fascicolo fino all’altra notte. "Non finirò i miei giorni in carcere", disse Mesina tempo fa. Ma a volte anche le leggende della mala sbagliano.