Nino Femiani on quella Coppa possono fare quel che vogliono". Davvero Mario Draghi ha risposto così a chi gli riferiva delle minacce di Bonucci di disertare Palazzo Chigi se non avesse avuto il bus scoperto? Verità o leggenda, non si saprà mai. La verosimile battuta rivela, tuttavia, quanto il...

Nino

Femiani

on quella Coppa possono fare quel che vogliono". Davvero Mario Draghi ha risposto così a chi gli riferiva delle minacce di Bonucci di disertare Palazzo Chigi se non avesse avuto il bus scoperto? Verità o leggenda, non si saprà mai. La verosimile battuta rivela, tuttavia, quanto il calcio continui – nonostante il modesto impatto economico – ad esercitare la sua prepotenza nei confronti delle istituzioni. Con quei piedi possono fare (e dire) quello che vogliono i padroni del rettangolo verde. Anche mettere con le spalle al muro il ministro dell’Interno, figuriamoci un prefetto. Forti del consenso sportivo alle spalle, 28 milioni di tifosi. Un enorme serbatoio di voti. Non è la prima volta che lo Stato fa finta di nulla. Il 3 maggio 2014 un tifoso venne ucciso prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Per iniziare la partita il capitano azzurro Hamsik dovette trattare con il capo ultras, Genny ‘a carogna. Anche allora prefettura e giudici fecero le comparse. Per non parlare delle occasioni in cui il campione più ideologicamente irrequieto, Diego Armando Maradona, si è fatto beffe delle regole. Grottesco poi lo spettacolo in tempo di pandemia, con i calciatori arruolati alla saga del tampone personalizzato e del contagio a tempo.

Certo è esagerato far passare la trattativa Bonucci-Prefetto come quella tra mafia e Stato. Ma quest’ultimo ne esce con le ossa rotte. Perché se gli sceriffi appendono la stella al chiodo, tanto vale chiamare Chiellini a far rispettare la legge.